Videogiochi, un settore globale da miliardi che in Italia fatica a decollare

Con un giro d'affari da 245 miliardi di dollari nel 2024, l'industria videoludica cresce ovunque tranne che in Italia: pochi studi, investimenti limitati e competenze sottovalutate

Il mercato del videogioco: Italia indietro

Nel 2024 il settore supera i 245 miliardi di dollari, ma il contributo italiano si ferma a 200 milioni
Il comparto videoludico mondiale registra un’espansione senza precedenti, raggiungendo nel 2024 un valore globale di 245 miliardi di dollari. L’Italia, però, partecipa con numeri decisamente più contenuti: il fatturato nazionale oscilla tra i 180 e i 200 milioni di euro, distribuiti tra circa 200 aziende attive nel settore. Le potenzialità ci sono, ma il divario con le economie europee più evolute resta ampio, soprattutto in termini di dimensioni aziendali, capacità produttiva e supporto istituzionale.

Giovani e professionisti specializzati per la crescita

Con un aumento del 36% in due anni, il comparto impiega oltre 2.800 persone, l’80% delle quali ha meno di 36 anni
Nonostante le difficoltà, il settore mostra segnali incoraggianti. La crescita del fatturato del 36% in due anni accompagna un incremento dell’occupazione del 17% rispetto al 2022. Attualmente, il numero di professionisti impiegati supera quota 2.800, in gran parte giovani, con una forte componente di under 36. Si tratta di lavoratori che combinano competenze tecniche avanzate e soft skill molto apprezzate anche in altri settori, dimostrando come lo sviluppo di videogiochi sia un ambito altamente professionalizzante.

Milano capitale italiana del videogioco

Circa trenta studi, attratti da investimenti internazionali di Ubisoft e Nacon
Nel panorama italiano, Milano si distingue come polo di riferimento per lo sviluppo videoludico, con una trentina di studi attivi e un flusso costante di investimenti, anche da parte di multinazionali straniere. In tutta la Lombardia si contano 43 studi, pari a un quinto del totale nazionale. La regione attrae l’interesse di grandi player come Ubisoft e Nacon, che scelgono di stabilire sedi operative nel capoluogo lombardo, rafforzando l’intero ecosistema produttivo.

La provincia di Bergamo marginale nel panorama nazionale

Tre sole realtà censite su decine di studi lombardi
A fronte di un’elevata concentrazione nel milanese, la Bergamasca si presenta con una presenza ancora limitata, con solo tre studi attivi censiti. Le realtà locali sviluppano progetti originali per PC, mobile e console, ma non riescono ancora a raggiungere la scala operativa delle controparti metropolitane. Alcuni progetti si concentrano su rivisitazioni ludiche tradizionali, altri si spingono verso esperienze educative e multiplayer online, ma la capacità di impatto resta ancora contenuta rispetto ai grandi centri urbani.

L’industria videoludica è sempre più globale e multipiattaforma

L’86% dei progetti in sviluppo è destinato al PC, ma crescono anche console e mobile
Il settore videoludico italiano dimostra una spiccata vocazione internazionale, con il 42% dei prodotti destinati a publisher europei e un ulteriore 37% per il mercato americano. Dal punto di vista tecnico, i titoli in fase di sviluppo prevedono una massiccia pubblicazione su PC (86%), seguiti da console (44%) e smartphone (37%), a conferma di una strategia multipiattaforma che cerca di intercettare pubblici differenti su scala globale.

L’esempio virtuoso di Bologna: incubatore per lo sviluppo

Il progetto Bologna Game Farm supporta gli sviluppatori con fondi e tutoraggio
Un caso di buona pratica replicabile a livello nazionale è rappresentato dal programma Bologna Game Farm, un incubatore che sostiene lo sviluppo di nuovi titoli attraverso bandi pubblici. L’edizione 2024, la prima aperta a tutta Italia, seleziona otto prototipi da accelerare, valutati in base a gameplay, sostenibilità economica e coerenza di mercato. L’obiettivo è non solo quello di arrivare alla pubblicazione dei giochi, ma anche di consolidare le imprese, affinché possano operare a tempo pieno nel settore.

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