“Femministe per Gaza”: la collettiva di arte e pensiero per la solidarietà palestinese

La mostra dedicata al libro di Nada Elia "La Palestina è una questione femminista" aprirà il 15 novembre 2025 a Leffe (BG), con opere e riflessioni sulla resistenza palestinese e il ruolo delle donne

“Femministe per Gaza”: un progetto di arte e solidarietà

La collettiva “Femministe per Gaza”, curata dall’artista Patrizia Bonardi, si inaugurerà sabato 15 novembre alle 17:00 presso il BACS Between Contemporary Art and Sociology di Leffe (Bergamo), in via Donizetti 42. La mostra, che durerà fino al 14 marzo 2026, è ispirata al libro di Nada Elia, dal titolo “La Palestina è una questione femminista“, e affronta temi cruciali come la solidarietà globale, l’attivismo delle donne palestinesi e le violenze di genere in contesti di oppressione.

L’esposizione nasce dalla collaborazione tra l’artista Patrizia Bonardi e l’associazione Artists.Sociologists, e raccoglie le opere di numerosi artisti e pensatori sociologici. L’intento è quello di esplorare la questione palestinese attraverso una prospettiva femminista e intersezionale, mettendo in evidenza le storie di oppressione e le discriminazioni che colpiscono le donne palestinesi, in particolare quelle vittime di colonialismo e violenza.

Il libro di Nada Elia e la solidarietà intersezionale

Il cuore tematico della mostra è rappresentato dal libro di Nada Elia, “La Palestina è una questione femminista“, che propone una riflessione intersezionale sulla lotta palestinese, dando voce alle donne palestinesi che da decenni sono protagoniste di una resistenza quotidiana e che, nonostante il silenzio dei media e la manipolazione della storia, continuano a combattere per la libertà e i diritti del loro popolo.

“Le donne palestinesi raramente vengono poste al centro dei dibattiti sulla Palestina, in genere interpretata attraverso una lente maschile e, spesso, militarizzata. Così come spesso sono escluse dai dibattiti del femminismo occidentale mainstream. Nada Elia, con questo libro pieno di rabbia, amore e speranza, cambia il consueto punto di vista sul conflitto mediorientale mettendo al centro della sua analisi intersezionale l’attivismo delle donne palestinesi, e dimostrando che nessuna visione della resistenza può dirsi completa se non dedica ampio spazio al loro contributo“.

Le artiste e pensatrici della collettiva

“Femministe per Gaza” presenta un’ampia varietà di opere, grazie alla partecipazione di artiste palestinesi e di artisti internazionali, che raccontano le sofferenze del popolo palestinese e, in particolare, delle donne. Tra le artiste presenti nella collettiva ci sono Sahar Abdallah, Laila Ajjawi, Sama Alshaibi, Patrizia Bonardi, Nunzio Di Sarno, e Francesca Pelliccioli, insieme a tanti altri talenti che portano avanti la lotta attraverso l’arte visiva.

La mostra non si limita solo a un’espressione artistica, ma è accompagnata da contributi sociologici di Eliana Como e numerosi altri pensatori e attivisti, che arricchiscono il dialogo tra arte contemporanea e riflessione sociologica. Le pensatrici sociologiche coinvolte includono Laura Coghi, Antonella Fucecchi Rankoussi, Milena Gammaitoni, e Veronica Polese, che contribuiranno con scritti e video diretti sui temi trattati dalle opere in mostra.

Le donne palestinesi: al centro della resistenza

Le donne palestinesi sono un simbolo della Sumud (resistenza), resistendo non solo ai massacri, ma anche alla perdita dei diritti fondamentali, come il diritto all’autosufficienza alimentare. La mostra dedica particolare attenzione alle tradizioni alimentari palestinesi, simbolo di identità e resistenza, minacciate dalla militarizzazione e dal colonialismo israeliano.
Le donne palestinesi, così come raccontato nel libro di Elia, sono anche vittime di una strategia di distruzione mirata.

“Le donne palestinesi sono un bersaglio chiave di Israele fin dalla Nakba del 1948: uccise, stuprate, obbligate a partorire sotto il controllo medico israeliano, denutrite, costrette a vedere i propri figli e figlie morire sotto le bombe, nelle camere di tortura o negli ospedali. Sono un bersaglio chiave perché quello sionista non è solo un regime di apartheid ma è un progetto coloniale d’insediamento”.

Un impegno per il futuro: la parola “femminista” oggi

L’uso della parola “femminista” è ancora centrale nella lotta contro l’oppressione delle donne, e come sottolinea Vanessa Roghi:

“È importante che anche in Italia si riprenda l’uso di una parola e di un modo di porsi ‘femminista’, perché questa parola racchiude in sé le giuste rivendicazioni che hanno cambiato la storia delle donne, dando loro opportunità maggiormente eque”.

La collettiva, attraverso l’arte e il pensiero sociologico, cerca di rispondere a questo bisogno di sostenere le voci femministe palestinesi e di dare visibilità a un movimento globale di sorellanza e resistenza.

Info e aggiornamenti

La mostra “Femministe per Gaza” sarà visibile fino al 14 marzo 2026, con ingresso gratuito. Le prenotazioni per le visite sono richieste a partire dal 16 novembre:
📧 bacs.leffe@gmail.com

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