Guerra in Iran, diesel oltre i due euro: previsti nuovi rincari

Il conflitto in Medio Oriente spinge il petrolio sopra i 100 dollari al barile e fa salire il prezzo dei carburanti. Possibili aumenti fino a 2,20 euro al litro nelle prossime settimane

diesel pompa di benzina distributore

Il prezzo del diesel continua a crescere rapidamente e ha ormai superato stabilmente la soglia dei due euro al litro in molte province italiane, spinto dalle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran. Il conflitto, iniziato da poco più di una settimana, ha già provocato effetti immediati sui mercati energetici internazionali e sui costi alla pompa per automobilisti e autotrasportatori.

Nel giro di pochi giorni il gasolio ha registrato un aumento di circa 30 centesimi al litro, mentre anche la benzina si sta avvicinando alla soglia di 1,80 euro al litro. La crescita dei prezzi è strettamente collegata alle oscillazioni del petrolio sui mercati globali, dove il greggio ha superato nuovamente quota 100 dollari al barile, livello che non veniva raggiunto dal 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina provocò una forte impennata dei prezzi energetici.

Secondo gli operatori del settore, la tendenza al rialzo potrebbe proseguire anche nelle prossime settimane. Se il conflitto dovesse continuare senza segnali di distensione, il prezzo del diesel potrebbe arrivare fino a 2,20 euro al litro, mentre la benzina potrebbe sfiorare quota 1,90 euro nel giro di circa un mese.

A spiegare la dinamica del mercato è Renato Mora, presidente dei benzinai Figisc Confcommercio Bergamo, che sottolinea come il prezzo dei carburanti dipenda da numerosi fattori e non solo dal costo della materia prima. Il mercato dei prodotti petroliferi funziona infatti come una vera e propria borsa internazionale, dove i prezzi vengono determinati quotidianamente.

Oltre al greggio, incidono sul costo finale anche additivi e altri componenti necessari alla produzione del carburante, elementi che contribuiscono a definire il prezzo alla pompa. A pesare sulla situazione italiana c’è inoltre l’interruzione della produzione interna di gasolio, che costringe il Paese a ricorrere maggiormente alle importazioni.

In questo contesto, i gestori delle stazioni di servizio hanno margini di intervento molto limitati. Il prezzo esposto al distributore non viene stabilito direttamente dal singolo benzinaio, ma è indicato dalle compagnie petrolifere, che determinano le tariffe sulla base delle quotazioni internazionali.

Nonostante gli aumenti, al momento non si registra una reale carenza di carburante, anche se alcuni segnali di difficoltà logistica stanno emergendo. In particolare, sono stati segnalati alcuni ritardi nelle consegne dei rifornimenti programmati, slittati di qualche giorno rispetto alle tempistiche previste.

La principale variabile che potrebbe modificare la situazione resta l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Una possibile de-escalation potrebbe portare i mercati a reagire rapidamente, con un conseguente calo delle quotazioni petrolifere e un parziale riallineamento dei prezzi dei carburanti.

Uno dei fattori di maggiore preoccupazione riguarda lo stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il blocco dell’area da parte delle forze iraniane rischia di provocare nuove tensioni sui mercati: in caso di prolungamento della chiusura, il prezzo del greggio potrebbe superare anche i 150 dollari al barile, con ripercussioni dirette sui costi per consumatori e imprese.

Nel frattempo il governo italiano sta monitorando l’andamento dei prezzi attraverso task force dedicate, con l’obiettivo di prevenire eventuali fenomeni speculativi non solo sui carburanti, ma anche su energia e generi alimentari.

Tra le ipotesi allo studio c’è anche l’attivazione del meccanismo delle “accise mobili”, che consentirebbe di utilizzare il maggior gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre temporaneamente le accise sui carburanti. Il sistema permetterebbe quindi di attenuare l’impatto degli aumenti sui consumatori.

Le conseguenze economiche si stanno già facendo sentire, soprattutto per famiglie e lavoratori che utilizzano quotidianamente l’auto. Secondo le stime del settore, una famiglia potrebbe arrivare a spendere fino a 50 euro in più a settimana per il carburante, un incremento significativo che pesa sul bilancio domestico.

Il diesel rappresenta inoltre circa due terzi delle erogazioni totali di carburante, motivo per cui ogni aumento ha un impatto diretto anche sui costi di trasporto delle merci e, di conseguenza, sui prezzi di molti prodotti.

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