Lombardia in crisi idrica: riserve ridotte della metà
La Lombardia è entrata in una fase di crisi idrica definita severa da Mario Reduzzi, direttore generale del Consorzio di bonifica della Media pianura bergamasca e direttore di Anbi Lombardia. La definizione descrive una situazione complessa: non ancora drammatica, ma certamente più grave di una semplice condizione di attenzione.
Secondo il bollettino sulle disponibilità idriche diffuso da Arpa Lombardia, le riserve complessive destinate alle esigenze agricole regionali sono scese a poco più di 880 milioni di metri cubi d’acqua. Il dato evidenzia una riduzione significativa rispetto alla media degli anni precedenti: le scorte idriche risultano infatti dimezzate.
Serio e Brembo i bacini più in difficoltà
Tra le aree maggiormente colpite emergono i bacini dei fiumi Serio e Brembo, considerati i più fragili dell’intero territorio lombardo. Questi corsi d’acqua non possono contare su un grande bacino naturale in grado di raccogliere le loro portate e dipendono soprattutto dagli invasi artificiali collegati agli impianti idroelettrici.
Nelle riserve artificiali della Val Seriana restano poco più di 10 milioni di metri cubi d’acqua, mentre negli invasi della Val Brembana la disponibilità è inferiore ai 5 milioni di metri cubi.
Il bacino dell’Oglio e i benefici del Sebino
Una situazione diversa riguarda il bacino del fiume Oglio, che può contare sul supporto del lago d’Iseo. Il Sebino, tuttavia, continua a registrare un calo: alle 18 della giornata indicata risultava a 14 centimetri sotto lo zero idrometrico.
Nonostante la diminuzione del livello del lago, grazie alla quantità d’acqua ancora disponibile e ai bacini artificiali della Valle Camonica, il territorio mantiene poco più di 60 milioni di metri cubi di risorsa idrica.
Il confronto con il passato: gestione migliore del 2022
Durante il Tavolo regionale permanente per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica, riunito a Milano, è emerso un elemento positivo: la situazione attuale è nettamente migliore rispetto alla grave siccità del 2022.
In una nota diffusa dal Pirellone è stato spiegato che, grazie al monitoraggio costante e a una gestione più attenta dell’acqua, alla fine di luglio 2026 è stato distribuito il 30% di acqua in più rispetto allo stesso periodo dell’anno della precedente emergenza, nonostante il deficit idrico attuale sia pari al 50%.
Dighe e consorzi: maggiore disponibilità per i campi
La quantità d’acqua destinata all’agricoltura è stata sostenuta dalla collaborazione tra gli enti che regolano i livelli dei laghi alpini e i produttori di energia idroelettrica.
Il Consorzio dell’Oglio, attraverso la gestione della diga di Sarnico, ha garantito un rilascio di circa 50 metri cubi d’acqua al secondo. Parallelamente, gli impianti idroelettrici hanno proseguito con rilasci straordinari: dalle dighe della Valle Camonica sono arrivati circa un milione di metri cubi d’acqua aggiuntivi al giorno verso l’Oglio, mentre le dighe della Valtellina hanno riversato circa 4 milioni di metri cubi quotidiani nell’Adda.
Questa strategia ha permesso di assicurare ai terreni agricoli di pianura una disponibilità superiore di circa un terzo rispetto al 2022, nonostante le riserve complessive siano inferiori.
Mais salvo, riso in difficoltà
La gestione coordinata della risorsa idrica ha consentito di salvare il primo raccolto di mais, una delle colture più rappresentative della pianura bergamasca.
Situazione più complessa invece per la coltivazione del riso, particolarmente legata alla disponibilità d’acqua proveniente dal lago Maggiore, attualmente in forte sofferenza, e dal territorio del Piemonte.
A evidenziare questa criticità è stato Massimo Sertori, assessore alla Montagna e alla risorsa idrica di Regione Lombardia, che ha sottolineato come le aree risicole rappresentino uno dei principali punti di attenzione.
Agricoltura lombarda, le strategie per affrontare il clima
Le dichiarazioni dell’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi hanno confermato una posizione già sostenuta da associazioni ambientaliste come Legambiente: il cambiamento climatico richiede una revisione strutturale del modello agricolo lombardo.
Beduschi ha spiegato che la gravità delle condizioni attuali comporta una responsabilità condivisa tra tutti gli operatori del settore agricolo. Secondo l’assessore, il 2026 ha mostrato risultati migliori rispetto al 2022, con i primi raccolti salvati, ma le maggiori preoccupazioni restano concentrate nelle zone dedicate al riso.
Ha inoltre evidenziato la necessità di programmare meglio le colture, considerando che i secondi raccolti diventano sempre più difficili senza una pianificazione anticipata. Secondo Beduschi è indispensabile migliorare i sistemi di irrigazione, perché alcune pratiche agricole continuano a comportare un consumo eccessivo della risorsa.
Regione Lombardia punta sull’adattamento climatico
Il confronto del Tavolo regionale dovrà quindi orientarsi verso una gestione più razionale dell’acqua e verso nuove strategie agricole.
Anche Massimo Sertori ha ribadito la necessità di una riflessione sul futuro dell’agricoltura, sottolineando che colture e semine devono adattarsi a condizioni ambientali profondamente diverse rispetto al passato.
All’incontro ha partecipato anche Giorgio Maione, assessore regionale all’Ambiente, che ha ricordato le nuove politiche adottate da Regione Lombardia. Secondo Maione, con l’approvazione della strategia per l’adattamento al cambiamento climatico sono stati introdotti strumenti e misure per evitare che simili situazioni vengano affrontate soltanto come emergenze temporanee.
L’adattamento climatico viene quindi indicato come una sfida permanente per la Lombardia, da affrontare con responsabilità, programmazione e pragmatismo.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.