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Calo casi HIV a Bergamo: Una tendenza positiva nel 2022

Progressi e sfide nella lotta contro l'HIV: Dati, prevenzione e cambiamenti nelle pratiche terapeutiche

Nell’ultimo anno nella provincia di Bergamo, è stata registrata una lieve diminuzione dei casi di Hiv, con 52 nuove diagnosi nel 2022, rispetto ai 55 casi del 2021. Alcuni di questi casi erano già avanzati allo stadio di Aids. Questa variazione nei numeri suggerisce una tendenza al ribasso, sebbene sia ancora motivo di preoccupazione.

L’importanza delle iniziative di informazione e sensibilizzazione è evidente, poiché hanno contribuito a questo calo. Tuttavia, rimane essenziale mantenere un alto livello di consapevolezza sui rischi associati all’Hiv. Paolo Meli, a capo della Rete Bergamo Fast-track City, evidenzia che il Centro Operativo Aids (Coa) rilascia annualmente dati sull’Hiv in Italia. Per il 2022, si è notato un incremento minore rispetto al 2021, il quale a sua volta aveva mostrato un leggero aumento rispetto al 2020. Quest’ultimo anno era stato segnato dall’emergenza Covid-19, che aveva portato a una riduzione delle infezioni.

A livello nazionale, i casi di Hiv nel 2022 sono stati 1.888, mostrando una crescita rispetto ai 1.700 del 2021 e ai 1.400 del 2020. Nonostante ciò, il numero è inferiore rispetto ai 2.400 casi del 2019. In Lombardia, i risultati mostrano miglioramenti rispetto ad altre regioni italiane, grazie a cambiamenti nelle pratiche terapeutiche, come l’immediata somministrazione di terapia antiretrovirale a tutti i pazienti diagnosticati con Hiv. Questo approccio ha benefici significativi sia per la salute del paziente che nella prevenzione della trasmissione del virus.

Inoltre, la profilassi pre-esposizione (PrEP) ha avuto un ruolo fondamentale nella prevenzione. Questa strategia include l’assunzione di farmaci contro l’Hiv prima di rapporti sessuali non protetti, riducendo notevolmente il rischio di contagio.

La provincia di Brescia, in Lombardia, si situa leggermente sopra la media nazionale per casi di Hiv, mentre Milano e Bergamo sono al di sotto. Questo è attribuibile alle campagne informative e di sensibilizzazione, oltre che all’implementazione di checkpoint per test rapidi, anonimi e gratuiti. Il trend al ribasso dei casi è iniziato nel 2016 e si è consolidato nei tre anni successivi.

È importante sottolineare che due terzi delle nuove diagnosi sono tardive, scoperte circa quattro anni dopo il contagio, spesso a seguito di malattia o partecipazione a screening. La prevenzione e il testing regolare sono cruciali per combattere l’Hiv.

Paolo Meli rileva che la maggioranza dei nuovi casi di Hiv coinvolge uomini eterosessuali over 55, seguiti dalle donne della stessa fascia d’età. Questo contraddice l’idea diffusa negli anni Ottanta e Novanta che l’Hiv riguardasse principalmente tossicodipendenti o omosessuali. Meli conclude evidenziando la positiva risposta degli studenti agli screening nelle scuole e nelle università, mentre tra gli adulti persistono retaggi culturali da superare.

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