È stato condannato a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, il 27enne di Pavia protagonista di due episodi di violenza in altrettanti ospedali bergamaschi in meno di 24 ore. I fatti risalgono al 28 febbraio e al 1° marzo scorsi, rispettivamente presso il presidio sanitario di Treviglio e l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Il caso più grave si è verificato a Bergamo, dove il giovane – incensurato e da poco uscito da una comunità – era stato accompagnato per accertamenti medici. Durante la visita, ha minacciato la dottoressa che lo stava assistendo, dicendole che le avrebbe tagliato la gola se lo avesse dimesso. Poi ha afferrato due bidoni della spazzatura e glieli ha scagliati contro. La dottoressa, nel tentativo di difendersi, è riuscita inizialmente a bloccargli le braccia, ma l’aggressore ha reagito colpendola con una violenta testata al volto.
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale, e successivamente trasferito in carcere su disposizione del giudice. Mercoledì 2 aprile è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a sei mesi di reclusione, con pena sospesa. In aula ha dichiarato: «Chiedo scusa, non sono solito comportarmi così.»
L’altro episodio si era verificato il giorno precedente all’ospedale di Treviglio, dove il giovane si era presentato sostenendo di non sentirsi bene. Anche in quell’occasione aveva dato in escandescenze: aveva insultato e minacciato il personale sanitario, lanciando oggetti e causando danni. Era stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di resistenza e danneggiamento.
Per questi fatti, l’udienza è fissata per il 15 aprile. Sarà quello il secondo passaggio giudiziario per fare piena luce su un comportamento che ha generato forte allarme tra il personale ospedaliero e rilanciato il dibattito sulla sicurezza degli operatori sanitari.
Gli episodi di violenza nei confronti del personale medico sono in preoccupante aumento, come testimoniano le cronache degli ultimi mesi. Il caso del giovane pavese è emblematico di una tendenza che continua a preoccupare istituzioni e sindacati, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti psichiatrici, spesso sottoposti a pressioni continue.
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