Un equivoco processuale secondo i Vitali
I fratelli Cristian e Massimo Vitali, imprenditori di Cisano Bergamasco e titolari del Gruppo Vitali, si dichiarano estranei alla vicenda che li vede coinvolti in un’indagine per bancarotta fraudolenta e in un sequestro preventivo da 50 milioni di euro. Con una nota affidata al loro legale, avvocato Filippo Dinacci, i due imprenditori spiegano di essere sorpresi dalle accuse e confermano che tutti i creditori sono stati soddisfatti, senza arrecare danno a nessuno. La vicenda, affermano, rappresenta un “mero equivoco processuale” che, a loro avviso, sarà risolto nel più breve tempo possibile.
Il sequestro preventivo e l’indagine della Guardia di Finanza
Il 29 luglio, la Guardia di Finanza di Bergamo ha eseguito un sequestro preventivo “impeditivo” su quote societarie appartenenti alla Vitali Spa e alla Expand Srl per un valore complessivo di 50 milioni di euro. Le quote sequestrate saranno affidate a un amministratore giudiziario per evitare eventuali ulteriori reati. La misura cautelare fa parte di un’indagine più ampia riguardante il fallimento della Vita Srl, società legata al Gruppo Vitali, che secondo gli investigatori sarebbe stata svuotata degli asset di valore attraverso una scissione societaria del marzo 2022, operazione che avrebbe trasferito circa 31 milioni di euro alla Expand Srl, lasciando la Vita Srl in gravi difficoltà finanziarie, culminando con la sua liquidazione giudiziale.
Le accuse di bancarotta fraudolenta e distrazioni di fondi
Secondo le indagini, la Vita Srl sarebbe stata intestata a un prestanome di 88 anni, affetto da Alzheimer. L’indagine ha messo in luce delle distrazioni di denaro da parte della società, tra cui spese per ristoranti, strutture balneari, trattamenti medici, e anche per l’acquisto di una BMW a favore di un membro del consiglio di amministrazione. Un altro aspetto investigato riguarda una cessione di azioni alla Vita Srl da parte di una Spa riconducibile alla famiglia Vitali, operazione che avrebbe portato l’assunzione di circa 22 milioni di euro di debiti bancari. Gli inquirenti sospettano che i libri contabili della Vita Srl siano stati gestiti in modo tale da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e del flusso degli affari.
Le reazioni della politica e delle amministrazioni locali
Nonostante le accuse, i Vitali si dichiarano fiduciosi nel fatto che la verità verrà presto a galla. Il Gruppo Vitali è coinvolto in importanti progetti per la città di Bergamo, come la realizzazione della linea e-Brt di bus elettrici, e per la provincia, come l’autostrada Bergamo-Treviglio e l’Interporto. Nonostante ciò, alcune amministrazioni locali e amministratori della zona si mostrano preoccupati per le ripercussioni che l’indagine potrebbe avere sull’avanzamento di questi lavori, anche se molti preferiscono non intervenire ufficialmente. In particolare, Europa Verde ha espresso preoccupazione per l’impatto dell’indagine sul progetto autostradale, giudicato “insostenibile” sia dal punto di vista economico che ambientale.
L’indagine e le figure coinvolte
Cristian Vitali, 50 anni, è indagato come socio unico della Vita Srl, mentre Massimo Vitali, di 56 anni, è accusato di essere il presidente del consiglio di amministrazione della Vitali Spa e di essere stato il gestore di fatto della Vita Srl. Entrambi continuano a ribadire la loro estraneità ai fatti e a sostenere che la vicenda si risolverà rapidamente. La bancarotta fraudolenta e la bancarotta documentale sono le principali accuse mosse nei loro confronti, ma il loro legale assicura che ogni operazione è stata condotta in modo trasparente e che il danno ai creditori non esiste.
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