Val Seriana, il tessile crolla: oltre tremila lavoratori coinvolti nella crisi

Chiudono aziende storiche e aumentano gli aiuti ai lavoratori: il comparto tessile bergamasco affronta una delle fasi più difficili degli ultimi anni

La Val Seriana sta attraversando una fase di profonda trasformazione economica, con il settore tessile che, dopo aver trainato per decenni l’economia locale, mostra segni evidenti di declino. Oggi oltre tremila lavoratori sono coinvolti da misure di sostegno al reddito, e il ricorso agli ammortizzatori sociali è ormai diffuso in numerose aziende della valle.

Il paesaggio industriale della Val Seriana sta attraversando una profonda trasformazione. Dove un tempo si trovavano importanti fabbriche tessili, oggi emergono nuove imprese, aree in fase di riqualificazione o stabilimenti in disuso. Un esempio significativo è quello dell’ex stabilimento Honegger, situato tra Nembro e Albino, destinato a diventare il fulcro di un nuovo progetto promosso da Royaltex e Fassi Gru, azienda celebre per aver costruito le gru utilizzate nel cantiere di ricostruzione a Ground Zero, New York.

A breve distanza, la Persico Spa mantiene alta la reputazione del territorio, distinguendosi per produzioni all’avanguardia, tra cui la realizzazione dello scafo di Luna Rossa.

Spostandosi più a nord, anche le ex aree produttive della Cantoni a Ponte Nossa e Villa d’Ogna sono oggetto di un processo di riconversione. Qui troveranno spazio nuove attività industriali come Itema, specializzata in tecnologie per il meccanotessile, e Scame, azienda attiva nella produzione di componenti elettrici di ultima generazione.

La crisi di un settore simbolo

Nonostante sopravvivano eccellenze localizzate in Val Gandino, dove si realizzano tessuti per la Casa Bianca e corredi per la monarchia inglese, il settore tessile non è più il motore economico che era un tempo. Il sindacato Cisl, attraverso lo studio di Stefano Contu pubblicato su “Conquiste del Lavoro”, ha segnalato una situazione critica, definendo il tessile un marchio identitario per la provincia di Bergamo. Un marchio che oggi è messo alla prova da una domanda in calo e da un mercato sempre più competitivo.

Dopo le crisi degli anni 2010 e la pesante battuta d’arresto del 2020 causata dalla pandemia, il settore torna ad affrontare difficoltà strutturali. Cassa integrazione ordinaria, straordinaria e contratti di solidarietà sono ormai strumenti di uso quotidiano per fronteggiare il calo degli ordini e il rallentamento della produzione.

Due casi emblematici aiutano a fotografare il momento attuale: da un lato, la chiusura annunciata del Cotonificio Zambaiti, con circa 50 dipendenti; dall’altro, la Confezioni Donatella, che cesserà l’attività dopo mezzo secolo, lasciando senza lavoro 47 persone. A questi si sommano numerose situazioni meno visibili ma non meno critiche, soprattutto nelle medie e piccole imprese del comparto.

Un nuovo assetto produttivo

Nonostante le difficoltà, la Val Seriana mantiene un forte spirito imprenditoriale. Diverse aziende hanno saputo reinventarsi, puntando su settori ad alta specializzazione, come la meccanica avanzata, l’automazione, l’elettronica e il design. Ma il vuoto lasciato dal tessile resta difficile da colmare, soprattutto in termini occupazionali.

Accanto all’industria, anche la valorizzazione culturale del passato manifatturiero contribuisce a mantenere viva la memoria del tessile in valle. Ne sono un esempio il Museo del Tessile di Leffe e il Museo della Basilica di Gandino, che custodiscono tessuti sacri, sete antiche e macchinari storici perfettamente funzionanti, oggi apprezzati da un numero crescente di visitatori.

Redazione

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