Negli ultimi dieci anni, il commercio al dettaglio ha vissuto un periodo di profonde trasformazioni. Nonostante la diffusione dell’e-commerce, la pandemia e la crescita del turismo a Bergamo, il centro città ha saputo resistere meglio di quanto si potesse immaginare. Dal 2013 al 2023, il numero di negozi nel cuore della città è calato solo del 6,5%, passando da 336 a 314 attività commerciali. Una contrazione contenuta rispetto a quanto accaduto in altre realtà simili.
La solidità di Bergamo
Secondo i dati elaborati da Confcommercio Bergamo, che si riferiscono alle zone centrali come via Sant’Alessandro, viale Papa Giovanni e via Tasso, il calo è stato meno grave del previsto. Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo, sottolinea che Bergamo è riuscita a mantenere un tessuto commerciale solido grazie alla combinazione di clienti fedeli e un forte flusso turistico. Il centro città, nonostante la concorrenza dei centri commerciali e del commercio elettronico, continua a essere un punto di riferimento per lo shopping e la vita cittadina.
Settori in crescita e in difficoltà
Analizzando le varie categorie merceologiche, alcune attività hanno sofferto più di altre. Tra il 2013 e il 2023, i negozi di abbigliamento hanno registrato un calo del 10,3% (da 155 a 139), mentre le calzature (da 22 a 19) sono diminuite del 13,6%. Anche le gioiellerie (da 38 a 31, -15,8%) e i negozi di elettrodomestici (un terzo di meno, da 6 a 4) hanno subito una riduzione significativa. Al contrario, alcune categorie hanno visto una crescita, come i negozi di mobili (+42,1%, da 19 a 27) e i tabaccai (+31,6%, da 19 a 25). Le librerie, invece, hanno mantenuto costante il loro numero: sono sempre 12.
Un turnover di attività
La diminuzione di alcune tipologie di negozi ha portato alla nascita di nuove attività, spesso molto diverse da quelle precedenti. Bar, ristoranti e negozi di sigarette elettroniche hanno preso piede nel centro cittadino, così come attività legate ai servizi sanitari, come centri odontoiatrici e studi medici. «Il centro di Bergamo – aggiunge Fusini – ha ancora un numero considerevole di negozi, nonostante la concorrenza e le sfide del commercio online».
Le strategie del Comune
Anche l’amministrazione comunale di Bergamo, guidata dal vicesindaco Sergio Gandi, riconosce la resistenza del commercio cittadino, pur ammettendo che ci sono aree con maggiori difficoltà. Gandi spiega che il Comune sta lavorando a strategie di integrazione tra commercio fisico ed e-commerce, sviluppando una piattaforma dedicata e offrendo formazione agli operatori per aiutarli a entrare nel mondo del commercio elettronico.
Riqualificazione e accessibilità
Uno degli aspetti centrali per il rilancio del commercio, secondo Gandi, è la riqualificazione urbanistica. Gli interventi in aree come il centro piacentiniano, via Tiraboschi e Zambonate hanno già avuto un impatto positivo, e ora il focus si sposterà su altre zone come via Broseta e via Paglia. Il miglioramento degli spazi pubblici favorisce l’afflusso di persone e l’apertura di nuove attività, soprattutto se combinato con una variegata offerta culturale e di intrattenimento.
Per migliorare ulteriormente l’accessibilità ai negozi, il Comune sta lavorando su una convenzione per i parcheggi, che dovrebbe offrire tariffe calmierate ai clienti dei negozi del centro. L’obiettivo è conciliare la promozione della mobilità sostenibile con la necessità di rendere il centro più fruibile per le famiglie e i cittadini.
Caro-affitti e soluzioni future
Uno dei problemi principali che affligge i commercianti è il costo elevato degli affitti. Questa è una delle ragioni per cui molte attività abbassano la saracinesca. Gandi ritiene che l’idea di creare accordi territoriali per canoni concordati sia la strada giusta, ma sottolinea che per applicarla anche al commercio, oltre che al settore residenziale, sarà necessario un intervento normativo a livello nazionale.
In definitiva, il commercio nel centro di Bergamo ha retto meglio di quanto si temesse, grazie a una combinazione di turismo, iniziative locali e la resistenza delle imprese storiche. Tuttavia, la sfida rimane aperta, soprattutto per quanto riguarda la concorrenza online e la necessità di mantenere il centro città vivo e attrattivo.
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