Oltre 300 studenti si sono radunati venerdì mattina in piazzale Marconi a Bergamo per una manifestazione organizzata dall’Unione degli Studenti. Musica, megafoni, cartelli e striscioni hanno accompagnato una protesta che ha portato fuori dalle scuole le rivendicazioni legate all’istruzione, al costo della vita e alle prospettive occupazionali delle nuove generazioni.
Al centro della mobilitazione sono stati indicati il diritto a trasporti accessibili, il carovita, i finanziamenti all’istruzione e le condizioni degli edifici scolastici, insieme alla contestazione di un modello formativo che gli organizzatori considerano orientato allo sfruttamento e alla militarizzazione.
Il confronto con la Questura
La manifestazione si è svolta inizialmente nonostante il divieto della Questura al corteo, disposto per motivi di ordine pubblico e per il timore di possibili infiltrazioni di gruppi violenti.
Gli studenti hanno contestato la decisione, ribadendo la volontà di portare avanti la mobilitazione.
“Contro il loro divieto noi diamo un segnale comunque”, è stato uno dei messaggi pronunciati durante la manifestazione.
Nel corso della mattinata è però arrivata da via Noli l’autorizzazione alla sfilata, che è partita intorno alle 9.45 con destinazione Malpensata.
“Pretendiamo una scuola migliore”
I cartelli esposti in piazza hanno sintetizzato le principali rivendicazioni degli studenti.
Tra gli slogan comparsi durante la manifestazione c’erano “Crollano i soffitti, crolla la vostra credibilità”, riferito alle condizioni degli edifici scolastici, e “Governo Meloni ci toglie il futuro, saremo noi la vostra opposizione”.
Un altro messaggio contestava direttamente le politiche dell’esecutivo: “Cacciamo il governo dei fascisti guerrafondai”.
A sintetizzare le richieste sul fronte scolastico era invece un lungo striscione, di circa dieci metri, con la scritta “Pretendiamo una scuola migliore”.
Gli interventi degli studenti
Dal megafono sono arrivate parole dure nei confronti del governo.
“Siamo contro questo governo guerrafondaio di fascisti. Questo governo ha scritto per noi un futuro di miseria, precarietà e sfruttamento”, ha affermato una studentessa.
Nel mirino è finito anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. “Vogliono una formazione tutta per lo sfruttamento”, ha detto la ragazza durante il suo intervento.
Un altro striscione ha posto invece una domanda sul rapporto tra protesta e ordine pubblico: “C’è davvero più violenza in piazza che nella coscienza di chi comanda?”.
Il corteo verso Malpensata
Dopo l’autorizzazione arrivata nel corso della mattinata, gli studenti hanno dato vita al corteo verso Malpensata.
Il numero dei partecipanti è aumentato leggermente durante la manifestazione. Una volta raggiunto il piazzale davanti al Parco Olmi, i rappresentanti delle diverse scuole cittadine hanno preso la parola a turno per illustrare le ragioni della protesta.
Prima della partenza del corteo è intervenuto anche Simone Santini, professore dell’istituto Caniana.
“Abbiamo stipendi che non ci permettono di arrivare a fine mese. Oggi, noi, da tutte le città d’Italia, non ci pieghiamo a nulla. Avanti tutte e tutti”.
La posizione di Sinistra Italiana
Alla manifestazione ha espresso il proprio sostegno anche Sinistra Italiana Bergamo, con Alfredo Di Sirio ed Elisabetta Maffioletti.
In una dichiarazione, i due esponenti hanno sottolineato le richieste degli studenti su carovita, istruzione, militarizzazione e condizioni del lavoro, criticando anche i provvedimenti adottati nei confronti di alcuni manifestanti.
Secondo Sinistra Italiana, la mobilitazione ha portato in piazza richieste relative al diritto allo studio, ai diritti delle persone migranti, al costo degli affitti e alla necessità di condizioni lavorative più sicure e adeguatamente retribuite.
Il partito ha inoltre chiesto alle istituzioni locali di intervenire per garantire il diritto a manifestare e gli spazi democratici in città.
La richiesta finale è rivolta direttamente al Comune di Bergamo: promuovere al più presto un incontro con gli studenti e le studentesse che stanno partecipando alle mobilitazioni.
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