Anche a Bergamo si conferma un divario salariale significativo tra uomini e donne. Secondo i dati raccolti dalla Cisl provinciale, basati sulle dichiarazioni dei redditi presentate nei Caf nel 2023, le lavoratrici percepiscono in media 10mila euro in meno rispetto ai colleghi uomini. Il reddito medio femminile si attesta infatti a 21.000 euro, mentre quello maschile raggiunge 31.200 euro. La differenza si amplifica con l’aumento degli stipendi, portando anche a un gap pensionistico che in alcuni casi tocca il 50%.
Un divario che incide su carriera e stabilità economica
L’analisi mostra che il 14% delle donne guadagna meno di 10mila euro l’anno, contro appena il 5% degli uomini. Al contrario, nelle fasce più alte di reddito (oltre 40.000 euro), il 16% è rappresentato da uomini, mentre solo il 4% è femminile. Il divario è legato a diversi fattori: maggiore incidenza del lavoro part-time tra le donne, minore presenza in settori ad alto valore aggiunto e una minore progressione di carriera.
Le donne sono impiegate prevalentemente in settori con salari più bassi, come pubblica amministrazione, commercio e servizi (60%), mentre gli uomini occupano ruoli in industria, costruzioni e trasporti (70%), comparti con retribuzioni generalmente più elevate. Inoltre, le lavoratrici nate all’estero percepiscono in media 5.834 euro in meno rispetto a quelle italiane, mentre tra gli uomini la differenza sale a 7.000 euro.
Il peso della condizione familiare
L’analisi della Cisl evidenzia anche come le responsabilità familiari influenzino le disparità di reddito. Il 37% delle donne ha almeno un figlio a carico, rispetto al 43% degli uomini. Tuttavia, la differenza più marcata emerge nel caso del coniuge a carico: solo l’1% delle donne beneficia di questa condizione, contro il 17% degli uomini.
La Cisl: “Bisogna agire su scuola, aziende e contrattazione”
Secondo Candida Sonzogni, segretaria provinciale della Cisl Bergamo intervenuta su Bergamonews, la disparità di reddito rende le donne più vulnerabili economicamente, non solo nel presente ma anche nel lungo periodo. Il problema è diffuso in tutta Europa, ma le dinamiche salariali variano da paese a paese. Per contrastare il gender pay gap, Sonzogni sottolinea la necessità di incentivare le donne a intraprendere percorsi di studio in ambito STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e di garantire pari opportunità di crescita e carriera all’interno delle aziende.
Il sindacato può giocare un ruolo chiave attraverso la contrattazione collettiva e la promozione di nuove culture organizzative, affinché il divario salariale possa ridursi e garantire maggiore equità nel mondo del lavoro.
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