Un adolescente su tre ha ammesso di aver compiuto atti di bullismo, mentre quasi uno su due dichiara di averli subìti. È quanto emerge da una ricerca promossa dal Soroptimist “Pianura bergamasca”, condotta su un campione di 1.399 alunni tra i 10 e i 17 anni, provenienti da nove istituti scolastici delle aree di Treviglio, Caravaggio, Casirate d’Adda, Fara d’Adda e Romano di Lombardia. Lo studio evidenzia un dato allarmante: la bassa autostima è il comune denominatore nei comportamenti di vittime e autori di bullismo.
La media dell’autostima degli studenti coinvolti è stata rilevata su una scala da 0 a 20, e mostra differenze significative. Le vittime di bullismo si attestano su un punteggio medio di 12,02, contro i 14,52 di chi non ha mai subìto aggressioni. I bulli, a loro volta, registrano un’autostima media di 12,92, inferiore ai 13,62 di chi non ha mai messo in atto prepotenze. Questi numeri, illustrati da Sabina Albonetti, coordinatrice del progetto, sono stati presentati al teatro Tnt di Treviglio alla presenza di studenti, docenti, autorità locali e forze dell’ordine.
Il 17% degli studenti ha dichiarato di essere stato sia vittima che autore di episodi di bullismo, dimostrando quanto siano labili i confini tra carnefice e vittima. Solo il 13,9% si riconosce esclusivamente nel ruolo del bullo. A destare particolare preoccupazione è il dato femminile: il 47,6% delle ragazze si è dichiarata vittima di bullismo, contro il 40,6% dei coetanei maschi. Secondo Albonetti, questo si spiega con un’autostima generalmente più fragile tra le adolescenti, soprattutto nelle dimensioni scolastica, corporea, familiare e relazionale.
Il crollo della fiducia in sé stessi è particolarmente marcato durante la scuola secondaria di primo grado. Mentre nei primi anni di scuola primaria i livelli di autostima sono simili tra i generi, nelle fasi successive si registra un calo netto per entrambi, ma con un recupero parziale solo nei maschi, a differenza delle ragazze, il cui livello di autostima continua a diminuire anche alle superiori.
Uno dei fattori più impattanti è il giudizio estetico e la pressione sociale legata all’immagine corporea. Come ha sottolineato Eleonora Sasso, tra le relatrici, «non esiste gruppo classe in cui non ci siano, anche solo immaginati, dei concorsi di bellezza». Un fenomeno accentuato dalla «sottocultura mediatica» e dall’uso distorto dei social, dove le immagini di influencer – talvolta create dall’intelligenza artificiale – impongono modelli estetici irrealistici.
Gli esperti concordano sulla necessità di interventi scolastici strutturati per sostenere l’autostima degli adolescenti, con particolare attenzione alle ragazze. Secondo Albonetti, l’autostima è un costrutto dinamico, che può essere rafforzato con azioni mirate e continuative: «È fondamentale promuovere percorsi educativi che aiutino gli studenti a costruire una visione realistica e positiva di sé, in grado di prevenire i comportamenti violenti».
Il ruolo degli adulti – genitori, docenti, educatori – diventa cruciale, non solo nel riconoscere i segnali di disagio, ma anche nel promuovere un ambiente in cui l’identità degli adolescenti possa svilupparsi senza condizionamenti distruttivi. La scuola può diventare il primo presidio nella lotta contro bullismo e cyberbullismo, ma servono risorse, formazione e una cultura condivisa del rispetto e dell’ascolto.
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