La Procura di Bergamo ha chiesto l’ergastolo per Monia Bortolotti, la 29enne accusata di aver ucciso i suoi due figli neonati, Alice e Mattia. Nel corso della requisitoria davanti alla Corte d’Assise, la pm Maria Esposito ha pronunciato parole forti e commosse: “Serve una lettura attenta degli atti, se non si vuole che il pianto di Alice e Mattia rimanga ancora inascoltato e soffocato”.
L’accusa ha ricostruito i fatti avvenuti a Pedrengo tra il 2021 e il 2022, ricollegandoli agli schemi ricorrenti dell’infanticidio, in cui la madre è spesso l’autrice. Secondo Esposito, Bortolotti avrebbe agito con lucidità e senza mostrare segni di pentimento: “Non è stata collaborativa, ha tendenze manipolatorie, ha mostrato interesse solo per se stessa”, ha dichiarato chiedendo la pena massima senza attenuanti.
Diversa la posizione della difesa, che sostiene l’incapacità di intendere e volere dell’imputata. La donna si trova infatti ricoverata nella Rems di Castiglione delle Stiviere ed è stata giudicata non imputabile dai periti nominati dal tribunale. Tuttavia, altri specialisti — tra cui i medici della stessa Rems, del Cps e dell’ospedale Papa Giovanni XXIII — hanno ritenuto Bortolotti capace di comprendere e agire.
Le morti di Alice e Mattia restano al centro di valutazioni contrapposte. La piccola Alice, deceduta nel novembre 2021, fu inizialmente dichiarata vittima di soffocamento da rigurgito. Dopo il caso del fratellino, il corpo venne riesumato ma lo stato di conservazione impedì un’autopsia. La Procura ha messo in dubbio la diagnosi iniziale, mentre la difesa ha ribadito la tesi del decesso per cause naturali.
Più definita, secondo l’accusa, la vicenda di Mattia, morto il 25 ottobre 2022: per i consulenti della Procura, la causa sarebbe un’asfissia meccanica. A confermarlo anche i dati del loop recorder impiantato al bambino, che aveva registrato un minuto di tachicardia da sofferenza seguito dal crollo dei battiti. La difesa ha invece evocato una rara variante genetica emersa dall’autopsia, chiedendo di non escludere ipotesi alternative.
Per la pm, le parole e i comportamenti della madre dopo i fatti dimostrerebbero consapevolezza. In particolare, quando seppe dell’impossibilità di eseguire l’autopsia sulla figlia Alice, Bortolotti avrebbe detto al marito: “E io come faccio a scagionarmi adesso?”, frase interpretata come segnale di lucidità e calcolo.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Luca Bosisio, ha chiesto il proscioglimento in virtù della perizia che ne attesta l’incapacità di intendere e volere. In subordine, qualora la Corte la ritenesse imputabile, ha chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.
La sentenza è attesa per il 13 novembre.
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