La ricostruzione ufficiale dei fatti mette nero su bianco il naufragio del cantiere per la nuova sede della Gamec a Bergamo, con ritardi documentati, opere incompiute e un contratto ormai rescisso. Il Comune, dopo un iter lungo e complesso, ha ottenuto il via libera del Comitato tecnico consultivo, organo ministeriale, alla risoluzione del contratto con la ditta Manelli di Monopoli.
L’impresa aveva completato appena il 25% dei lavori a fronte di due terzi del tempo previsto già consumati, come certificato nella relazione redatta da Rossella Lacanna, responsabile unica del procedimento (Rup). Una fotografia allarmante di un progetto bloccato, che richiederà almeno altri 600 giorni per essere ultimato, a meno di una netta accelerazione da parte del futuro appaltatore.
Il dossier inviato a Roma contiene una cronaca dettagliata delle inefficienze e degli ostacoli affrontati fin dall’inizio del cantiere, avviato ufficialmente a settembre 2023 con la previsione di concludere i lavori entro marzo 2026. Tuttavia, già a novembre dello stesso anno, Manelli aveva ceduto tutti i crediti dell’opera – pari a 14,6 milioni di euro – a una società di factoring, la Credemfactor Spa di Bari. Un passaggio che, secondo il Comune, ha evidenziato una fragilità finanziaria dell’appaltatore sin dalle prime fasi.
Nonostante le rassicurazioni pubbliche, il cantiere era partito senza un crono programma dettagliato, elemento ritenuto fondamentale vista la complessità dell’opera. Come sottolinea il Corriere Bergamo, a dicembre 2023, il direttore dei lavori, architetto Remo Capitanio, aveva già segnalato la lentezza delle operazioni e chiesto all’impresa un piano aggiornato. Tuttavia, la media giornaliera di manodopera nei mesi successivi non ha mai superato i 7-8 operai, contro i 36 necessari per recuperare i ritardi.
Le difficoltà finanziarie dell’impresa hanno inciso direttamente sull’avanzamento delle opere, con numerosi subappaltatori non pagati (per oltre 450 mila euro), che hanno progressivamente abbandonato il cantiere. In questo contesto, il Comune ha comunque versato circa 6 milioni di euro, tra acconti e stati di avanzamento lavori.
Uno dei nodi principali del fallimento è stato il mancato arrivo della copertura prefabbricata del nuovo edificio, prevista per il 27 luglio 2025. Solo 20 giorni prima della scadenza, Manelli ha ammesso che il tetto non era mai stato realizzato. Di fronte all’indisponibilità del fornitore, l’impresa ha proposto una modifica progettuale per utilizzare travi più leggere. La variante, approvata solo a dicembre 2025, ha inciso marginalmente sui costi (+73 mila euro), ma ha confermato la totale inaffidabilità nella gestione delle scadenze.
A peggiorare il quadro, anche carenze strutturali nel cantiere, come l’illuminazione insufficiente, segnalata dopo un infortunio a un operaio nell’ottobre 2025. La mancanza di luce adeguata impediva i turni serali e rendeva impossibile accelerare le lavorazioni. Ora Palafrizzoni punta a rivalersi sulle polizze fideiussorie sottoscritte all’avvio dell’appalto, ma l’operazione si preannuncia complessa, anche in virtù della procedura di composizione negoziata attualmente in corso presso il tribunale per la Manelli.
Il futuro del cantiere è affidato a un nuovo appaltatore, che il Comune spera di individuare in tempi brevi per contenere i ritardi. Restano però da completare circa i tre quarti dell’opera, e il traguardo del 2026 appare sempre più lontano.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.