Prof accoltellata, parla la famiglia del 13enne: «Distaccato dalla realtà»

Il ragazzo «distaccato dalla realtà» durante l’interrogatorio: indagini su possibili influenze esterne

 Emergono nuovi elementi nel caso dell’insegnante accoltellata da uno studente tredicenne a Trescore, mentre la famiglia del minore rompe il silenzio attraverso una nota ufficiale del proprio legale. Un intervento che, da un lato, esprime sollievo per il miglioramento delle condizioni della docente e, dall’altro, solleva interrogativi sul contesto che avrebbe portato al gesto.

I genitori del ragazzo si dichiarano profondamente scossi per quanto accaduto e hanno ribadito la propria piena collaborazione con le autorità fin dalle prime ore successive ai fatti. Contestualmente, hanno sottolineato come il figlio fosse già inserito in un percorso di supporto psicologico, avviato proprio a causa di un rapporto scolastico difficile e conflittuale con l’insegnante, situazione che sarebbe stata già nota anche all’istituto.

Uno degli aspetti che più preoccupa la famiglia riguarda lo stato mentale del minore al momento dell’interrogatorio. Secondo quanto riferito, il ragazzo appariva “distaccato dalla realtà”, un elemento che ha alimentato il timore di possibili influenze esterne. In particolare, l’attenzione si concentra sull’uso dei social network.

La famiglia auspica infatti che le indagini possano approfondire l’eventuale ruolo di persone conosciute online, che potrebbero aver esercitato un’influenza significativa su un adolescente descritto come fragile. L’ipotesi è che il giovane possa essere stato spinto o condizionato da soggetti terzi, elemento che, se confermato, aprirebbe scenari investigativi più ampi.

Un ulteriore punto sollevato riguarda la facilità con cui il minore è riuscito a procurarsi oggetti pericolosi. Nel caso specifico, il tredicenne aveva con sé un coltello e una pistola scacciacani. La famiglia richiama l’attenzione sulla possibilità per i minori di acquistare online strumenti potenzialmente offensivi, evidenziando la mancanza di controlli efficaci sull’età degli acquirenti e sulle modalità di consegna.

Questo aspetto viene indicato come cruciale anche in ottica preventiva. L’assenza di verifiche adeguate potrebbe rappresentare un fattore di rischio concreto, rendendo accessibili oggetti pericolosi a soggetti non ancora pienamente consapevoli delle proprie azioni.

Nel frattempo, restano centrali le condizioni della docente, che risultano in miglioramento e non più critiche, un elemento che ha portato sollievo sia alla famiglia del minore sia all’intera comunità.

L’indagine prosegue per chiarire ogni responsabilità e ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Particolare attenzione sarà rivolta al contesto digitale e relazionale del ragazzo, così come al suo stato psicologico, già oggetto di monitoraggio prima dell’aggressione.

La vicenda riaccende il dibattito su più fronti: dalla gestione del disagio giovanile al ruolo dei social, fino alla regolamentazione delle vendite online. Un insieme di fattori che, secondo quanto emerge, potrebbe aver contribuito a un episodio di estrema gravità, ora al vaglio degli inquirenti.

Redazione

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