La presenza turistica a Bergamo, in particolare nella zona di Città Alta, è tornata al centro dell’attenzione grazie a una nuova analisi di Nino Gandini, residente e studioso dell’evoluzione urbana del centro storico sin dagli anni Settanta. Un lavoro che amplia lo sguardo oltre il nucleo storico e osserva la distribuzione del turismo su scala cittadina.
Gandini, prendendo spunto dalle tensioni registrate in altre città europee come Barcellona, le Baleari e le Canarie — dove in alcuni casi si sono verificati episodi di protesta contro l’eccesso di turismo — ha voluto verificare la situazione bergamasca, evidenziando una crescente pressione turistica su Città Alta, definita in termini “quasi veneziani”.
Per la sua analisi, lo studioso ha suddiviso Bergamo in nove aree corrispondenti ai CAP cittadini, distinguendo con attenzione le diverse forme di ospitalità: da un lato i bed & breakfast, dall’altro le case vacanza e gli affitti brevi, considerati fenomeni strutturalmente differenti. Nei primi, infatti, esisterebbe un rapporto diretto tra ospite e residente, mentre nei secondi il legame sarebbe prevalentemente economico e spesso privo di interazione tra le parti.
Secondo i dati raccolti, i b&b rappresentano una quota marginale dell’offerta complessiva di posti letto in città. Il sistema ricettivo cittadino si comporrebbe infatti di circa 8.816 posti letto totali, a fronte di una popolazione di circa 122 mila abitanti, con una crescita significativa legata soprattutto alle locazioni turistiche di breve periodo.
L’attenzione si concentra in particolare su alcune aree, come via Sant’Alessandro, dove si registra una forte concentrazione di case vacanza, fenomeno che contribuisce a modificare la struttura abitativa del quartiere. La trasformazione progressiva degli immobili residenziali in alloggi turistici viene indicata come uno degli elementi più rilevanti del cambiamento urbano in atto.
Città Alta emerge così come il punto più sensibile del sistema turistico bergamasco, dove la pressione dei visitatori si concentra soprattutto nei periodi di maggiore afflusso. L’aumento dei flussi turistici, se da un lato rappresenta una risorsa economica, dall’altro solleva interrogativi sulla sostenibilità del modello abitativo e sulla vivibilità dei quartieri storici.
L’analisi evidenzia quindi una città sempre più polarizzata tra aree ad alta intensità turistica e zone residenziali in trasformazione, con un equilibrio che, secondo gli osservatori, potrebbe richiedere nuove forme di gestione e regolamentazione nei prossimi anni.
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