Non un gesto improvviso, ma un delitto preceduto da una serie di azioni che, secondo i giudici, dimostrano l’esistenza di un piano. È questo uno degli elementi centrali delle motivazioni della sentenza con cui Dumitru Stratan è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’ex fidanzata Yana Malaiko, la 23enne cresciuta tra l’Ucraina e Romano di Lombardia.
Nelle 110 pagine depositate dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia viene ricostruito il periodo che precedette la notte del 20 gennaio 2023. Per i giudici, Stratan avrebbe agito con premeditazione, aggravante riconosciuta insieme alla minorata difesa e alla precedente relazione affettiva con la vittima.
La decisione della Corte, presieduta da Eliana Genovese, ha modificato il precedente verdetto pronunciato in primo grado dal Tribunale di Mantova. In quella sede Stratan era stato condannato a vent’anni per omicidio volontario con dolo d’impeto e occultamento di cadavere.
Le minacce prima dell’omicidio di Yana Malaiko
La ricostruzione temporale contenuta nelle motivazioni parte dai primi giorni di gennaio. Yana aveva terminato la relazione con Stratan e stava frequentando un altro ragazzo, Andrei Cojocaru.
Secondo la Corte, il 10 gennaio Stratan avrebbe prospettato alla giovane la possibilità di lasciare Castiglione delle Stiviere, dove entrambi vivevano. Yana era ospitata dalla sorella dell’ex compagno. I giudici interpretano quel momento come la proposta di una possibile uscita dalla situazione che si era creata.
Cinque giorni più tardi, però, il quadro sarebbe cambiato. Cojocaru ha riferito di una minaccia di morte rivolta da Stratan alla 23enne nel caso in cui avesse iniziato una relazione con una persona conosciuta da entrambi.
Nelle motivazioni viene attribuita particolare importanza anche a una successiva frase pronunciata dall’imputato, con la quale avrebbe manifestato l’intenzione di uccidere entrambi.
Per la Corte, la nuova relazione di Yana sarebbe stata vissuta da Stratan come un’offesa personale e familiare. Da questo momento, secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbero preso forma una serie di comportamenti considerati funzionali alla preparazione del delitto.
Le telecamere e i sopralluoghi nel condominio
Un passaggio determinante riguarda il sistema di videosorveglianza dell’edificio. Stratan si sarebbe informato sulla presenza delle telecamere nell’ascensore e avrebbe successivamente rimosso alcuni dispositivi, secondo quanto ricostruito dai giudici.
Una delle telecamere sarebbe stata portata a Yana sostenendo che fosse caduta accidentalmente, mentre un’altra sarebbe stata lasciata nel vano delle scale.
Non sarebbe stato l’unico comportamento preparatorio. La sentenza descrive anche diversi spostamenti tra gli accessi anteriore e posteriore dell’edificio. Per la Corte, quegli spostamenti sarebbero serviti a individuare tempi e modalità più adatti per trasportare successivamente il corpo senza essere scoperto.
Questi elementi sono stati valutati complessivamente dai giudici d’appello e inseriti nella ricostruzione di quello che viene definito un vero e proprio programma criminoso.
La trappola del cane Bulka
La sera dell’omicidio Yana avrebbe dovuto trascorrere la notte con il nuovo compagno. Per convincerla a tornare, secondo quanto ricostruito nella sentenza, Stratan avrebbe utilizzato qualcosa a cui la ragazza era profondamente legata: il suo cane Bulka.
Il cane sarebbe stato sottratto con l’intervento di un amico e Stratan avrebbe quindi fatto credere alla giovane che l’animale stesse male. Yana inizialmente avrebbe esitato, decidendo poi di raggiungere l’ex.
Per i giudici, il cane sarebbe stato utilizzato come esca per attirare la 23enne e portarla nel luogo in cui sarebbe stata successivamente uccisa.
Prima dell’incontro, Stratan avrebbe inoltre resettato il proprio telefono. Anche questa circostanza è entrata nel complesso degli elementi analizzati dalla Corte per sostenere la premeditazione.
L’omicidio e il corpo nascosto nella valigia
La notte del 20 gennaio 2023 Yana Malaiko venne uccisa per soffocamento. Dopo l’omicidio, il corpo della giovane fu sistemato all’interno di una valigia e trasportato in automobile.
Secondo la ricostruzione contenuta nelle motivazioni, Stratan avrebbe avuto con sé anche una pala destinata a essere utilizzata per seppellire il cadavere. La valigia con il corpo venne poi abbandonata.
Nel descrivere la condotta dell’imputato, la Corte utilizza espressioni particolarmente nette, facendo riferimento a «crudeltà, insensibilità e freddezza».
Gli elementi precedenti all’omicidio, dalla rimozione delle telecamere agli spostamenti nell’edificio fino allo stratagemma utilizzato per far tornare Yana, hanno assunto un peso centrale nella valutazione dei giudici di secondo grado.
La sentenza d’appello ribalta il primo grado
Il riconoscimento della premeditazione ha segnato una differenza fondamentale rispetto alla decisione pronunciata in primo grado a Mantova. La Corte d’Assise d’Appello di Brescia ha condannato Stratan all’ergastolo, superando la precedente ricostruzione del delitto come omicidio commesso con dolo d’impeto.
Nel procedimento si sono costituiti parte civile i familiari di Yana Malaiko, assistiti dall’avvocato Angelo Lino Murtas.
Le 110 pagine delle motivazioni ricostruiscono quindi non soltanto la notte dell’omicidio, ma soprattutto ciò che sarebbe avvenuto nei giorni precedenti. È proprio la successione di minacce, verifiche, rimozione delle telecamere e preparazione dell’incontro a sostenere, secondo i giudici bresciani, la natura premeditata del femminicidio.
Una ricostruzione giudiziaria che mette al centro la progressione delle condotte precedenti alla morte della giovane e che ha portato la Corte d’Appello a formulare una valutazione profondamente diversa rispetto a quella adottata nel processo di primo grado.
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