Torna l’ora solare e, parallelamente, si riaccende il dibattito sull’ipotesi di mantenere un unico orario durante tutto l’anno. Il prossimo cambio è previsto nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, quando gli orologi dovranno essere spostati indietro di un’ora.
Il passaggio arriva mentre il Parlamento ha concluso l’indagine conoscitiva sull’ora legale permanente, raccogliendo le posizioni di numerosi soggetti appartenenti al mondo economico, sociale e sanitario.
Dal documento conclusivo emerge una generale apertura verso il superamento dell’attuale sistema basato sul doppio cambio stagionale.
L’indagine del Parlamento
“Il quadro emerso nel corso del ciclo di audizioni evidenzia una convergenza generale dei soggetti auditi nel ritenere superabile l’attuale regime del doppio cambio stagionale dell’ora, in ragione delle criticità, di natura sanitaria e organizzativa, che la fase di transizione determina nei giorni immediatamente successivi al cambiamento”.
Tra i soggetti ascoltati figurano Confcommercio, Confesercenti, Codacons, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Federalberghi, Aims, Ema, Aiee, Assium, Lilt, Confapi, Anmco e CIRPS, oltre ad altre realtà.
Secondo quanto riportato nel documento, le diverse organizzazioni hanno evidenziato effetti positivi sul piano energetico, sanitario, sociale e produttivo legati alla possibilità di adottare un orario unico per tutto l’anno.
Rimane tuttavia una questione ancora aperta: quale orario scegliere.
Ora legale o ora solare per tutto l’anno?
La convergenza emersa dalle audizioni non riguarda infatti la modalità concreta con cui dovrebbe essere organizzato l’orario unico.
Non è stata individuata una posizione univoca sulla scelta tra ora legale permanente e ora solare permanente.
Il Parlamento indica inoltre la possibilità di costituire un Comitato nazionale di coordinamento per sostenere a livello europeo il superamento del cambio stagionale.
L’Italia potrebbe quindi assumere un ruolo di apripista, chiedendo in Europa una sperimentazione finalizzata all’adozione di un sistema di orario unico in tutta l’Unione europea.
Quando torna l’ora solare
Nel frattempo, il calendario non cambia.
Nella notte tra 24 e 25 ottobre, alle 3 del mattino, le lancette dovranno essere riportate indietro alle 2.
Il risultato immediato sarà quello di avere un’ora di sonno in più, anche se per chi lavora durante il turno notturno questo comporterà un’ora aggiuntiva di lavoro.
L’ora solare resterà poi in vigore fino all’ultimo weekend di marzo.
Gli apparecchi digitali, come smartphone, smartwatch, computer, tablet e console, provvederanno normalmente all’aggiornamento automatico. Gli orologi analogici dovranno invece essere regolati manualmente.
Più luce al mattino, buio prima nel pomeriggio
Il cambiamento non modifica la durata complessiva delle giornate, ma sposta la distribuzione della luce naturale rispetto agli orari abituali.
Con il ritorno all’ora solare, nelle settimane immediatamente successive al mattino farà chiaro prima. Al contrario, il tramonto arriverà un’ora prima secondo l’orologio.
La differenza sarà quindi particolarmente percepibile nel pomeriggio, soprattutto per chi esce da scuola o dal lavoro e dispone di meno tempo per svolgere attività all’aperto prima del buio.
A questo si aggiunge il normale progressivo accorciamento delle giornate autunnali, che continuerà fino al solstizio d’inverno.
Un cambiamento che richiede qualche giorno
Il ritorno all’ora solare può richiedere inoltre un breve periodo di adattamento alle nuove abitudini.
Nella notte del cambio sarà possibile dormire un’ora in più, ma nei giorni successivi sonno, risveglio e fame potrebbero inizialmente anticipare rispetto agli orari indicati dall’orologio.
Mentre l’Italia si prepara quindi all’ennesimo passaggio all’ora solare, il Parlamento ha concluso il proprio percorso di audizioni mettendo in evidenza una convergenza sull’opportunità di superare il doppio cambio stagionale.
La discussione sul futuro dell’orario, però, rimane aperta: ora legale o ora solare permanente è ancora una scelta sulla quale non è emersa una posizione condivisa.
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