È rientrato in Italia dopo l’estradizione dal Regno Unito Gurjant Singh, il cittadino indiano di 29 anni accusato del duplice omicidio avvenuto davanti al tempio sikh di Covo, nella Bassa Bergamasca. L’uomo, arrestato a Birmingham il 22 luglio 2026 dopo una fuga all’estero, è stato consegnato alle autorità italiane all’aeroporto di Roma Fiumicino e successivamente trasferito nel carcere di Rebibbia.
Il procedimento riguarda la morte di Rajinder Singh, 47 anni, e Gurmit Singh, 48 anni, uccisi a colpi di pistola nella notte tra il 17 e il 18 aprile 2026 all’esterno del centro religioso di via Campo Rampino.
Nella stessa sparatoria era rimasto ferito lievemente anche un terzo cittadino indiano, Suchet Singh.
Al 29enne vengono contestati il duplice omicidio volontario e il tentato omicidio del connazionale sopravvissuto. Le accuse dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.
Estradizione dal Regno Unito, Gurjant Singh trasferito a Rebibbia
La consegna del 29enne alle autorità italiane rappresenta un passaggio importante nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo.
Dopo l’arresto avvenuto in Gran Bretagna durante l’estate, l’indagato era rimasto detenuto nel Regno Unito in attesa della conclusione della procedura di estradizione.
L’autorizzazione al trasferimento ha consentito di eseguire il provvedimento cautelare emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo.
L’uomo è arrivato nello scorso fine settimana all’aeroporto di Fiumicino, dove è stato preso in consegna dalla Polizia di Frontiera e dai Carabinieri di Bergamo.
Ultimate le operazioni di identificazione e le formalità previste, è stato accompagnato nel carcere romano di Rebibbia.
Il 29enne si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria italiana.
La fuga dopo la sparatoria e la cattura a Birmingham
L’arresto di Gurjant Singh era arrivato dopo circa tre mesi di ricerche internazionali.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto responsabile della sparatoria avrebbe lasciato l’Italia dopo il duplice delitto, riuscendo inizialmente a sottrarsi alle ricerche.
Il percorso di fuga sarebbe passato attraverso la Francia, prima del successivo trasferimento nel Regno Unito.
Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo hanno consentito di ricostruire progressivamente gli spostamenti dell’uomo.
La ricerca si è sviluppata anche grazie alla collaborazione con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e all’utilizzo dei canali Sirene ed Enfast, la rete europea dedicata all’individuazione dei latitanti.
Il 22 luglio 2026 il 29enne è stato rintracciato a Birmingham e arrestato dalle autorità britanniche in esecuzione di un mandato internazionale.
Secondo quanto emerso durante le operazioni, avrebbe cercato di nascondere la propria identità utilizzando un nome falso.
A contribuire al riconoscimento sarebbe stato anche un tatuaggio presente sul collo.
Covo, la sparatoria davanti al tempio sikh durante i preparativi del Vaisakhi
Il duplice omicidio risale alla tarda serata del 17 aprile 2026.
La tragedia si è consumata all’esterno del Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji, il centro culturale e religioso sikh situato in via Campo Rampino, nella zona industriale di Covo.
All’interno della struttura erano in corso i preparativi per il Vaisakhi, una delle principali ricorrenze religiose e culturali della comunità sikh.
Poco prima della mezzanotte, un uomo armato ha aperto il fuoco contro alcune persone presenti all’esterno del centro.
Rajinder Singh e Gurmit Singh sono morti sul posto, mentre Suchet Singh è rimasto lievemente ferito.
La violenza dell’aggressione ha immediatamente orientato le indagini verso l’ipotesi di un attacco mirato.
Le successive verifiche hanno permesso agli investigatori di ricostruire diversi passaggi della sparatoria, anche attraverso le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza.
Chi erano Rajinder Singh e Gurmit Singh
Le due vittime erano membri della comunità indiana radicata nella Bassa Bergamasca e nei territori limitrofi.
Rajinder Singh aveva 47 anni, viveva a Covo ed era padre di tre figli. In passato aveva ricoperto la carica di presidente del centro culturale sikh.
Pur avendo lasciato la presidenza all’inizio del 2026, avrebbe continuato a esercitare un ruolo significativo nelle vicende organizzative dell’associazione.
Gurmit Singh aveva invece 48 anni, risiedeva ad Agnadello, in provincia di Cremona, ed era padre di due figli.
Entrambi sono stati raggiunti da numerosi proiettili durante l’aggressione.
Secondo gli accertamenti riportati dagli investigatori, Rajinder Singh sarebbe stato colpito sette volte, con quattro proiettili alla testa.
Gurmit Singh avrebbe invece riportato sei ferite da arma da fuoco, due delle quali al capo.
La gravità delle lesioni non ha lasciato scampo ai due uomini.
La ricostruzione dell’agguato attraverso le telecamere
Una parte importante delle indagini si è concentrata sulle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza.
Secondo la ricostruzione investigativa, il presunto autore dell’omicidio sarebbe arrivato davanti al tempio a bordo di un’automobile.
Dopo aver parcheggiato, avrebbe osservato le persone presenti all’esterno della struttura.
Successivamente sarebbe tornato verso il veicolo per recuperare una pistola.
Una volta nuovamente vicino alle vittime, avrebbe esploso diversi colpi a distanza ravvicinata.
La sequenza descritta dagli investigatori ha contribuito a delineare l’ipotesi di un’azione preparata e diretta contro persone specifiche.
Le registrazioni hanno costituito uno degli elementi utilizzati per ricostruire la dinamica e individuare il possibile responsabile.
Gli accertamenti hanno riguardato anche una Bmw, ripresa dalle telecamere a Calcio nella serata del 17 aprile e successivamente ad Antegnate.
Le immagini del veicolo sono state esaminate per ricostruire gli spostamenti collegati alla sparatoria.
Il possibile movente nei contrasti per la gestione del tempio
Uno dei principali filoni investigativi riguarda le tensioni che avrebbero interessato la comunità sikh locale.
Secondo l’ipotesi degli inquirenti, all’origine del duplice omicidio potrebbero esserci stati contrasti legati alla gestione del centro religioso di Covo.
Le divergenze avrebbero coinvolto due gruppi della comunità indiana, uno vicino alle vittime e un altro radicato nell’area di Antegnate.
Proprio ad Antegnate risiedeva anche il 29enne accusato della sparatoria.
I dissidi si sarebbero accentuati durante il rinnovo degli organi direttivi dell’associazione responsabile del tempio.
In quel periodo sarebbero emerse discussioni, minacce e denunce reciproche presentate ai Carabinieri.
Un elemento considerato rilevante riguarda il ruolo di Rajinder Singh.
Nonostante avesse lasciato la presidenza del centro all’inizio dell’anno, l’uomo avrebbe mantenuto un’influenza nella scelta del successore.
La sua partecipazione alle decisioni interne avrebbe contribuito ad alimentare le tensioni, secondo la ricostruzione investigativa.
Il possibile collegamento tra questi contrasti e la sparatoria resta comunque un’ipotesi da verificare sul piano giudiziario.
Gli altri indagati e gli accertamenti sui dispositivi digitali
L’inchiesta non si è limitata alla posizione del 29enne estradato.
Nei giorni immediatamente successivi al duplice omicidio, altri due cittadini indiani si erano presentati spontaneamente al Comando provinciale dei Carabinieri di Bergamo, accompagnati dai rispettivi avvocati.
I due erano stati ascoltati dal pubblico ministero per chiarire un eventuale coinvolgimento nella vicenda.
Le loro dichiarazioni sono state sottoposte alle valutazioni dell’autorità giudiziaria.
Parallelamente, gli investigatori hanno esaminato materiale informatico e dispositivi elettronici.
Gli accertamenti hanno interessato telefoni cellulari e supporti digitali, anche con l’obiettivo di individuare eventuali comunicazioni cancellate.
La ricerca di messaggi e altri elementi informatici potrebbe contribuire a chiarire i rapporti tra le persone coinvolte e il possibile movente dell’aggressione.
Le verifiche sono state affiancate dall’analisi delle immagini delle telecamere presenti sul territorio.
Duplice omicidio di Covo, ora l’inchiesta prosegue in Italia
Con il trasferimento di Gurjant Singh nel carcere di Rebibbia si conclude la fase internazionale necessaria a riportare l’indagato sotto la giurisdizione italiana.
L’uomo era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Bergamo su richiesta della Procura.
Le accuse riguardano la morte di Rajinder Singh e Gurmit Singh e il ferimento di Suchet Singh.
L’indagine dovrà chiarire definitivamente la dinamica della sparatoria, le eventuali responsabilità di altre persone e il movente dell’aggressione.
La ricostruzione degli investigatori si concentra sui contrasti interni alla comunità sikh e sulle modalità dell’agguato avvenuto durante i preparativi del Vaisakhi.
L’estradizione del 29enne costituisce un passaggio decisivo per il proseguimento del procedimento, ma non rappresenta un accertamento definitivo della sua colpevolezza.
Le responsabilità penali dovranno essere stabilite nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.
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