Negli ultimi anni, molte città, tra cui Bergamo, hanno investito nella realizzazione di nuovi percorsi ciclabili. Tuttavia, il beneficio di queste infrastrutture non è sempre evidente. Per valutarne la ciclabilità vanno valutate usufruendone, anche per capire se le due ruote non motorizzate possano costituire un’alternativa valida all’automobile.
Bici e itinerari in Bergamasca
I percorsi che collegano il capoluogo al suo hinterland sono importanti, anzi fondamentali, perché il traffico si concentra sulle vie di accesso alla città. Il Piano della Mobilità Sostenibile del 2019 del Comune di Bergamo indica che Bergamo accoglie quotidianamente circa 90 mila persone (a fronte delle 33 mila che escono), di cui però solo il 2,6% in bicicletta, ritenuto comunque il mezzo ideale per gli spostamenti entro la decina di chilometri.
La valutazione della ciclabilità
L’indice di ciclabilità prende in considerazione lunghezza, discontinuità, tempo di percorrenza, tipo di percorso, separazione tra bici, auto e pedoni, numero di corsie e non solo. Contano, infatti, aspetti qualitativi quali il fondo stradale, l’illuminazione, la presenza di strettoie e curve a gomito.
Efficienza dei percorsi ciclabili
I sette itinerari ciclabili medi si estendono dalla stazione di Bergamo alla provincia per una lunghezza di circa 7-12 chilometri. I percorsi dedicati alle bici si sviluppano lungo le direttrici urbane principali o parallelamente ad esse lungo ciclabili e strade secondarie a volte foriere di deviazioni e allungamenti di percorso rispetto alle carreggiate per trasporto su gomma. Tranne la ciclabile per Villa d’Almè, le altre sono più lunghe rispetto alle strade per auto, come Nembro, San Paolo d’Argon e Ponte San Pietro (+9-20%). Presentano inoltre maggiore discontinuità, con un aumento dal 20 al 160% di attraversamenti, semafori e paletti. Tra questi, Nembro, San Paolo d’Argon, Urgnano e Ponte San Pietro hanno il maggior numero di interruzioni (+115-160%).
Sicurezza dei percorsi
Tra Bergamo e prima cintura i percorsi per bici utilizzabili sono il 10 per cento, mentre il restante 90 dev’essere condiviso dal ciclista con gli altri utenti stradali. Tra le cosiddette bike lanes, nel Comune di Bergamo, in particolare lungo le provinciali per la Val Seriana e la Val Brembana sono circa il 30% del percorso, ma sono assenti lungo le altre direttrici. Nella parte più esterna della cintura urbana, il traffico intenso e veloce, la presenza di mezzi pesanti e la scarsa illuminazione rendono rischiosa la circolazione in bicicletta.
Composizione dei percorsi ciclabili
Complessivamente, le ciclopedonali costituiscono la tipologia più rappresentativa di tragitto (42%), variando dall’82 allo 0% a seconda dei percorsi. Le bike lanes coprono circa il 10%, mentre le ciclabili esclusive (senza pedoni) si fermano al 6%. Tutti gli itinerari sono caratterizzati da una elevata eterogeneità, in quanto costituiti da strade, bike lanes e tratti ciclabili (promiscui ed esclusivi) per lo più a una sola corsia di marcia.
Ciclabilità a confronto
Tutti i percorsi ciclabili richiedono tempi di percorrenza più lunghi rispetto alle direttrici urbane principali (circa 10-30% di tempo in più) e la percentuale di tratti ciclabili (promiscui ed esclusivi) varia tra lo 0 e l’80%. Sorprendentemente, più un percorso offre tratti ciclabili, maggiore è il ritardo cumulato rispetto alle auto. Questo suggerisce che l’inefficienza degli itinerari ciclabili è un problema strutturale: le piste ciclabili esistenti, così come sono realizzate, non agevolano gli spostamenti, ma al contrario li ostacolano, tanto che molti ciclisti urbani continuano a preferire la carreggiata.
Bergamo a misura di ciclista? Non proprio…
La rete stradale attuale non rende davvero fruibile alle bici l’hinterland bergamasco, risultando discontinua, eterogenea, promiscua e incompleta. Molte delle ciclabili esistenti sono più che altro elementi decorativi che danno una parvenza di ciclabilità, senza agevolare realmente gli spostamenti sulle due ruote tra il capoluogo e la cintura urbana. Per una grande Bergamo più sicura, meno inquinata e inclusiva, è necessario un intervento strutturale, organico e articolato, che favorisca la bicicletta come reale alternativa all’automobile, seguendo l’esempio di molte città del mondo.
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