La Fondazione CESVI, organizzazione umanitaria laica e indipendente nata a Bergamo nel 1985, ha redatto il rapporto in base all’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia. La Lombardia è al decimo posto tra le venti Regioni italiane per capacità di fronteggiare il problema del maltrattamento all’infanzia, classificandosi tra le settentrionali meglio soltanto del Piemonte, che è 12° e in peggioramento di tre posizioni dalla rilevazione precedente.
La Lombardia ha un livello relativamente basso di fattori di rischio, classificandosi al quarto posto, ma precipita al 15° posto per servizi di prevenzione e cura del maltrattamento all’infanzia. La Regione, infatti, è registrata tra quelle “stabili”, che combinano situazioni ambientali favorevoli con sistemi di servizi inferiori alla media nazionale. Osservando i sei parametri presi in considerazione, la Regione è al 5° posto per capacità di vita sicura e di lavorare, al 10° per quella di accedere alle risorse, all’11° per quella di cura, al 12° per capacità di vivere una vita sana e al 14° per capacità di acquisire conoscenza e sapere.
“Il maltrattamento all’infanzia è un grave problema sociale – ricorda Stefano Piziali, direttore generale di CESVI – che ha conseguenze negative sulla salute fisica e mentale di chi viene maltrattato sia nel breve sia nel lungo periodo, ma anche su tutta la comunità. È un problema di diritti dell’infanzia e di salute pubblica, non solo una questione individuale o familiare: per questo istituzioni, organizzazioni e servizi territoriali devono agire insieme per contrastarlo, ma ancor prima per garantire servizi volti a diminuire i rischi nei diversi territori e prevenire il problema. Con le Case del Sorriso, CESVI fa un importante lavoro di prevenzione e di cura anche in questo ambito, sostenendo i bambini e le loro famiglie, accompagnandoli in percorsi di crescita e consapevolezza finalizzati a promuovere il benessere familiare, a creare ambienti protetti e sicuri dove potersi esprimere e opportunità educative e formative. Attraverso il Programma Case del Sorriso un’attenzione specifica viene data al linguaggio, inteso sia nel rapporto tra professionista e beneficiario, sia come strumento per costruire un dialogo positivo nei nuclei familiari, sia come mezzo per esprimersi ed esternare il proprio stato d’animo. A partire dalla parola è possibile gettare le basi per una vita più degna per bambini e bambine a rischio”.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.