Avvocato condannato: droga ai clienti e incendio doloso

Avvocato trevigliese condannato a più di 4 anni e sospeso dall'Ordine: cedette cocaina a più clienti in stato di detenzione

Tribunale di Bergamo

In un caso che ha scosso la comunità legale di Treviglio, l’avvocato 48enne Gianni Ferriero è stato condannato a una pena di 4 anni e 2 mesi dopo aver patteggiato con il pubblico ministero Emanuele Marchiso. La sentenza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Riccardo Moreschi. Ferriero era accusato di aver fornito cocaina ai suoi clienti detenuti e di aver orchestrato l’incendio della sua auto Jaguar in leasing nel luglio del 2019.

L’avvocato tra droga e incendio doloso

Il caso è emerso dopo l’arresto di Ferriero il 23 febbraio del 2021, quando è stato colto in flagrante mentre consegnava mezzo grammo di cocaina a un detenuto di origine albanese durante una visita nel carcere di Bergamo. Questo evento ha portato alla luce ulteriori attività illecite dell’avvocato, inclusa la cessione di sostanze stupefacenti a un altro assistito, sempre di origine albanese, tra aprile e giugno 2020.

L’indagine ha rivelato che Ferriero, oltre al traffico di droga, era anche responsabile dell’incendio doloso della sua Jaguar Epace. È stato accusato di aver organizzato l’incendio e di aver mentito nella denuncia presentata per il furto del veicolo.

Il sequestro dopo l’arresto

Dopo l’arresto dell’avvocato, le autorità hanno sequestrato 8 grammi di cocaina e 100 grammi tra hashish e marijuana dalla sua abitazione e dal veicolo. La condanna tiene conto del tempo già trascorso in custodia cautelare, quasi quattro mesi tra carcere e arresti domiciliari, riducendo il residuo di pena da scontare.

Ferriero, attualmente sospeso dall’Ordine degli Avvocati di Bergamo, è stato difeso dagli avvocati Simona Prestipino e Carlo Cofini. Con la sentenza ormai passata in giudicato, potrà richiedere l’affidamento ai servizi sociali, avendo la pena residua inferiore ai quattro anni.

I coimputati

Il giudice si pronuncerà il prossimo 10 maggio sulle posizioni degli altri quattro coindagati, tre dei quali hanno optato per il rito abbreviato, mentre l’ultimo non ha scelto riti alternativi. Questo caso ha evidenziato gravi violazioni etiche all’interno della professione legale, sollevando questioni importanti sulla fiducia pubblica nel sistema giudiziario.

Redazione

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