La longevità è una tematica di crescente interesse per i ricercatori, con l’Italia e il Sud Europa al centro di numerosi studi. L’aspettativa di vita mondiale è destinata ad aumentare ovunque entro il 2050, con l’Italia e altri paesi del Sud Europa che vedranno una crescita significativa nella popolazione anziana. Bergamo, in particolare, rappresenta un esempio emblematico di questo trend demografico.
Un recente studio dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington prevede che l’aspettativa di vita globale aumenterà significativamente entro il 2050. Paesi ricchi come Corea del Sud, Giappone, Svizzera e Singapore guidano questa tendenza. Tuttavia, anche i paesi del Sud Europa come Francia, Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, pur avendo livelli di PIL relativamente più bassi, si distinguono per un’aspettativa di vita elevata. In Italia, ad esempio, l’aspettativa di vita supererà gli 85 anni, contro una media mondiale di 83,5 anni.
Diversi fattori contribuiscono alla longevità nei paesi del Sud Europa, tra cui la dieta mediterranea e l’esercizio fisico. La dieta mediterranea, ricca di cereali integrali, verdura, frutta, legumi, frutta secca e olio extravergine di oliva, con un moderato consumo di pesce e basso consumo di carne rossa, è associata a una riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari e tumori. Studi come quello del 2003 della ricercatrice greca Antonia Trichopoulou, che ha coinvolto oltre 23.000 partecipanti, hanno confermato questi benefici. Inoltre, una ricerca pubblicata sul British Medical Journal ha dimostrato che la dieta mediterranea riduce il rischio di malattie cardiovascolari anche nelle donne.
L’esercizio fisico è un altro elemento cruciale per la longevità. Un’indagine del 2017 ha rilevato che gli spagnoli sono tra gli europei che camminano di più, con una media di 5.936 passi al giorno. Questo comportamento è favorito dalla struttura urbanistica delle città spagnole, che non favorisce le periferie estese e promuove una vita sociale attiva.
I legami familiari e sociali giocano un ruolo fondamentale nella longevità degli abitanti del Sud Europa. Un sondaggio dell’Istituto Gallup ha rivelato che più dell’80% degli intervistati in Spagna, Grecia e Italia hanno interagito con familiari e amici nell’ultima settimana, a fronte del 60% nei Paesi Bassi. Studi confermano che i rapporti sociali innescano circoli virtuosi che migliorano la qualità della vita e aiutano a fronteggiare le malattie tipiche dell’età avanzata, incluse quelle mentali come la depressione.
La genetica contribuisce anch’essa alla longevità dei paesi del Sud Europa. La varietà genetica, frutto di millenni di migrazioni e conquiste, riduce il rischio di malattie ereditarie, agendo come un meccanismo di protezione.
La differenza tra una società “vecchia” e una società “longeva” risiede nella qualità della vita. Ritardare gli effetti negativi dell’invecchiamento attraverso l’educazione alimentare, la prevenzione e nuove terapie è essenziale per vivere gli ultimi anni in salute. La “medicina della longevità” deve essere accessibile a tutti, indipendentemente dalla condizione sociale ed economica, per una società futura più inclusiva e giusta.
L’Italia sta invecchiando rapidamente e Bergamo non fa eccezione. Negli ultimi 50 anni, l’invecchiamento della popolazione italiana è stato tra i più rapidi in Europa, con la previsione che nel 2050 gli ultra 60enni rappresenteranno circa il 36% della popolazione totale.
Il Centro di Ateneo per la Longevità in Salute (Centre for Healthy Longevity) dell’Università di Bergamo, in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, promuove un “invecchiamento di qualità”. Questo centro mira a garantire una qualità di vita ottimale nella longevità, rappresentando un esempio concreto di come affrontare le sfide dell’invecchiamento della popolazione.
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