Un dodicenne palestinese, gravemente ferito da una bomba e con schegge conficcate nella testa, è giunto nella notte tra l’8 e il 9 agosto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il trasferimento è avvenuto nell’ambito di una missione umanitaria di evacuazione medica dalla Palestina, gestita dal Dipartimento della Protezione Civile, che ha portato in Italia 16 giovani pazienti dalla Striscia di Gaza. Il bambino è arrivato a Bergamo dopo un primo intervento chirurgico eseguito in Egitto, ma è necessario un ulteriore intervento neurochirurgico per completare il trattamento.
Al suo arrivo, il piccolo è stato accolto nel reparto pediatrico, dove ha trascorso la prima notte assistito da medici e infermieri. Con lui ci sono la madre, la sorella e il fratello, che sono stati sistemati in una struttura individuata dalla Prefettura di Bergamo. Il personale sanitario, riconosciuto per la sua eccellenza in campo pediatrico, ha già effettuato le prime valutazioni delle condizioni del bambino.
Il reparto pediatrico dell’ospedale, noto per la sua alta competenza, si è dimostrato un ambiente accogliente per il piccolo paziente. Nonostante le difficoltà linguistiche, il bambino ha ricevuto il sostegno e l’affetto dei volontari, che, con l’aiuto di mediatori culturali e strumenti di traduzione simultanea, stanno cercando di rendere il suo soggiorno il più sereno possibile. La madre, nonostante la barriera linguistica, ha espresso gratitudine con gesti di ringraziamento, dimostrando quanto sia importante il supporto umano in situazioni così delicate.
Le autorità ospedaliere mantengono il massimo riserbo sui dettagli dell’intervento neurochirurgico, concentrandosi sulla protezione della privacy e sul garantire la tranquillità necessaria al piccolo paziente e alla sua famiglia. L’operazione MedEvac, nell’ambito del meccanismo europeo di Protezione Civile, è stata cruciale per il trasferimento in sicurezza del bambino e degli altri giovani pazienti palestinesi.
Purtroppo, tra i 16 pazienti evacuati, un neonato di soli sei mesi non è riuscito a sopravvivere. Il piccolo, destinato all’ospedale Niguarda di Milano, è deceduto durante il tragitto in ambulanza, all’altezza di Parma, a causa delle gravi condizioni di salute con cui era arrivato in Italia. Questo tragico evento ha gettato un’ombra sulla missione, evidenziando la gravità delle situazioni affrontate dai bambini provenienti da aree di conflitto.
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