Dare una seconda vita agli abiti dismessi e agli scarti delle lavorazioni industriali, trasformandoli in risorse utilizzabili da altri settori produttivi. È questa la sfida di TextInOl, la tecnologia sviluppata dall’azienda varesina Innochem Srl, che propone un nuovo sistema per il recupero dei rifiuti tessili attraverso un trattamento enzimatico a bassa temperatura.
Il progetto nasce per affrontare una delle principali criticità dell’economia circolare nel comparto della moda e dell’abbigliamento: la difficoltà di riciclare i tessuti composti da fibre differenti, spesso destinati alla termovalorizzazione perché difficili da separare e recuperare attraverso i processi convenzionali.
La soluzione sviluppata in Lombardia punta invece a valorizzare i singoli componenti dei materiali, ottenendo sostanze che possono essere impiegate nella produzione di nuovi prodotti, biocarburanti e additivi per l’agricoltura.
L’iniziativa si trova attualmente nella fase di realizzazione del primo impianto pilota dimostrativo, sviluppato anche con il contributo di Axel, azienda di Bariano, in provincia di Bergamo.
Rifiuti tessili in Italia, oltre 440mila tonnellate prodotte nel 2024
Il problema della gestione degli scarti tessili assume dimensioni rilevanti anche nel nostro Paese.
Secondo i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nel 2024 sono state prodotte in Italia oltre 180mila tonnellate di rifiuti tessili, distribuite tra le diverse aree geografiche.
Di queste, poco meno di 90mila tonnellate provengono dal Nord, circa 36mila dal Centro e oltre 54mila dal Sud.
A tali quantitativi si aggiungono gli scarti generati direttamente dalle attività industriali del comparto, che nello stesso anno hanno raggiunto 263.287 tonnellate.
Una quota consistente è concentrata nelle regioni settentrionali, dove si trovano numerosi distretti manifatturieri. La sola Lombardia ha prodotto oltre 100mila tonnellate di rifiuti tessili industriali, confermandosi un territorio particolarmente interessato dalla necessità di individuare nuove soluzioni di recupero.
La gestione diventa ancora più complessa quando i prodotti contengono combinazioni di cotone, poliestere e altre fibre, materiali che richiedono trattamenti specifici per essere separati.
Come funziona TextInOl, il processo che separa le fibre con gli enzimi
La principale innovazione introdotta da Innochem riguarda il metodo utilizzato per trattare i tessuti misti.
TextInOl sfrutta l’azione degli enzimi per scomporre alcune componenti dei materiali in molecole più semplici, attraverso un processo che avviene in acqua e a temperature contenute.
Gli enzimi agiscono sulle strutture molecolari come strumenti di taglio, favorendo una sorta di digestione selettiva delle fibre.
Il trattamento non richiede l’impiego di solventi pericolosi o infiammabili e permette di ottenere differenti prodotti recuperabili.
Tra questi figura il glucosio ricavato dalla trasformazione del cotone, che può essere utilizzato come materia prima per successivi processi di produzione di biogas.
Il poliestere separato viene invece destinato alla realizzazione di nuovi materiali, mentre la parte residua del trattamento, definita digestato, può essere valorizzata nella produzione di additivi per fertilizzanti agricoli.
Secondo quanto illustrato dall’azienda, il sistema è stato progettato per consentire un recupero pressoché completo delle diverse frazioni dei rifiuti trattati.
Dal cotone al biogas, una nuova opportunità per l’industria
Uno degli aspetti più significativi della tecnologia riguarda la possibilità di trasformare gli scarti tessili in risorse destinate a filiere produttive differenti da quella di origine.
Attualmente, diverse tecnologie di riciclo puntano a recuperare le fibre per reintrodurle nella produzione di nuovi tessuti, secondo il modello conosciuto come textile-to-textile.
Questo approccio può tuttavia comportare costi elevati, soprattutto quando i materiali provengono dall’industria della moda a basso costo e necessitano di trattamenti complessi per recuperare caratteristiche tecniche adeguate.
TextInOl propone un percorso alternativo: anziché riportare necessariamente le fibre nella filiera dell’abbigliamento, ne recupera i componenti per impiegarli in altri settori.
Chiara Franzini, amministratrice delegata di Innochem, spiega che il progetto intende rispondere contemporaneamente a due necessità delle imprese: ridurre la quantità di rifiuti da smaltire e rendere disponibili nuove materie prime utilizzabili anche per finalità energetiche.
In questo modello, un materiale considerato uno scarto può quindi diventare una risorsa per un’altra azienda, contribuendo alla creazione di nuove connessioni tra attività industriali.
Primo impianto pilota in costruzione, collaborazione con Axel di Bariano
La società varesina sta lavorando alla realizzazione del primo impianto dimostrativo, il cui completamento è previsto per la primavera del 2027.
Tra i soggetti coinvolti nello sviluppo figura anche Axel di Bariano, realtà imprenditoriale bergamasca che collabora al progetto.
L’obiettivo è verificare concretamente il funzionamento della tecnologia e creare le condizioni per una successiva diffusione su scala industriale.
Il modello previsto da Innochem si basa su impianti di piccole dimensioni, capaci di trattare tra 5 e 20 tonnellate di rifiuti tessili al giorno.
Le strutture potrebbero essere installate direttamente presso le aziende che generano gli scarti oppure nelle loro immediate vicinanze.
Questa soluzione permetterebbe di limitare i trasporti verso impianti di smaltimento distanti, con possibili benefici sia sul piano economico sia su quello ambientale.
Il sistema è stato inoltre progettato per funzionare in maniera automatizzata, con la possibilità di controllare le operazioni anche da remoto.
L’intervento umano sarebbe richiesto principalmente per il caricamento dei tessuti e lo scarico dei materiali recuperati, riducendo le attività operative necessarie durante il trattamento.
Smaltimento dei tessuti, costi fino a 300 euro per tonnellata
La gestione dei rifiuti tessili rappresenta una voce di spesa significativa per numerose imprese.
Secondo le valutazioni riportate da Innochem, lo smaltimento può costare tra 200 e 300 euro per ogni tonnellata di materiale.
A queste spese possono aggiungersi quelle legate alla movimentazione e al trasporto degli scarti verso gli impianti autorizzati.
La possibilità di effettuare il trattamento direttamente nei pressi delle attività produttive potrebbe contribuire a ridurre tali costi, offrendo contemporaneamente nuove opportunità economiche.
Le materie prime seconde ottenute potrebbero infatti essere utilizzate all’interno della stessa filiera industriale oppure commercializzate verso altre aziende.
Un ulteriore beneficio potrebbe derivare dalla disponibilità di sostanze impiegabili per la produzione di energia, particolarmente interessante per le imprese caratterizzate da consumi elevati.
I risparmi effettivi dipenderanno comunque dalle caratteristiche degli impianti, dai costi di gestione e dalla possibilità di valorizzare i materiali recuperati.
Emissioni di CO2, riduzione stimata del 74% rispetto alla termovalorizzazione
Il progetto punta anche a contenere l’impatto ambientale della gestione dei rifiuti tessili.
Secondo le analisi del ciclo di vita elaborate da Innochem, l’utilizzo della tecnologia TextInOl potrebbe ridurre del 74% le emissioni di CO2 rispetto alla termovalorizzazione di una quantità equivalente di materiale.
Si tratta di una stima aziendale che dovrà essere verificata attraverso l’attività dell’impianto pilota e le successive applicazioni industriali.
Tra gli elementi che potrebbero contribuire al miglioramento delle prestazioni ambientali figurano il trattamento a bassa temperatura, l’assenza di solventi pericolosi e la riduzione delle distanze percorse dai rifiuti.
La possibilità di recuperare differenti componenti dei tessuti permetterebbe inoltre di limitare la quantità di materiali destinati allo smaltimento finale.
L’obiettivo è creare un processo di riciclo capace di valorizzare quasi interamente gli scarti, favorendo un utilizzo più efficiente delle risorse.
Lombardia, Bergamo e Brescia al centro dello sviluppo industriale
La Lombardia rappresenta uno dei principali territori di riferimento per la futura applicazione della tecnologia.
La regione concentra infatti un’importante presenza di aziende tessili e manifatturiere, oltre a numerose attività industriali con elevati consumi energetici.
Secondo Chiara Franzini, si registra già un crescente interesse nell’area compresa tra Bergamo e Brescia, mentre Innochem ha avviato collaborazioni anche con imprese del settore delle materie plastiche.
L’ipotesi è favorire la creazione di piccole filiere locali del riciclo, nelle quali aziende appartenenti a comparti differenti possano condividere materiali recuperati e risorse energetiche.
Un sistema di questo tipo potrebbe trovare applicazione all’interno di poli industriali, Comunità Energetiche Rinnovabili e aree dedicate alla gestione dei rifiuti.
La vicinanza tra imprese produttrici di scarti e aziende interessate al loro recupero consentirebbe di ridurre la necessità di trasporto e di sviluppare nuovi modelli di collaborazione industriale.
Economia circolare, nuove prospettive per il recupero dei tessuti
La tecnologia TextInOl si inserisce nel percorso di innovazione dedicato alla gestione sostenibile dei materiali e alla riduzione degli scarti industriali.
La possibilità di recuperare componenti da tessuti misti rappresenta uno degli aspetti centrali del progetto, soprattutto considerando le difficoltà che caratterizzano il trattamento di prodotti realizzati con fibre differenti.
Il passaggio dalla fase sperimentale alla realizzazione del primo impianto dimostrativo sarà determinante per valutare l’efficienza del sistema, la sostenibilità economica e le prestazioni ambientali dichiarate.
Se i risultati attesi saranno confermati, la tecnologia potrebbe offrire alle imprese un’ulteriore soluzione per gestire i rifiuti tessili, recuperare materie prime e sviluppare nuove opportunità di collaborazione tra settori produttivi.
L’iniziativa promossa da Innochem punta così a trasformare un problema di smaltimento in una possibilità di valorizzazione industriale, collegando il recupero dei materiali alla produzione di risorse energetiche e ai principi dell’economia circolare.
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