Prosegue l’indagine su alcune attiviste del movimento transfemminista “Non una di meno”, accusate di vilipendio delle istituzioni in seguito ad un episodio che ha avuto luogo durante la manifestazione dello scorso 8 marzo a Bergamo. L’inchiesta riguarda il rogo di foto raffiguranti la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e l’europarlamentare Roberto Vannacci. Le immagini dei tre esponenti politici sono state bruciate in pubblico durante il corteo organizzato per celebrare la Giornata internazionale della donna.
Le attiviste coinvolte e le accuse
Secondo la Procura di Bergamo, al momento sono tre le persone indagate, anche se il movimento afferma che quattro attiviste sono coinvolte nell’inchiesta. L’episodio si è verificato in via Paglia, una zona recentemente definita “zona rossa” ad alto rischio criminalità , dove alcune manifestanti hanno utilizzato un fumogeno per bruciare le foto. Le attiviste, in un comunicato sui social, hanno spiegato che il loro gesto era volto a “bruciare le parole d’odio, di intolleranza e di violenza” pronunciate dai tre politici.
Le motivazioni delle attiviste
Il gesto, secondo le attiviste, era una risposta alle dichiarazioni di Meloni, Piantedosi e Vannacci, ritenute dannose per i diritti delle donne e delle minoranze. In particolare, le attiviste hanno criticato la premier Meloni per aver dichiarato di non credere nelle politiche per la parità di genere, l’europarlamentare Vannacci per aver sostenuto che “il patriarcato non esiste” e il ministro Piantedosi per le sue posizioni ritenute “piene di odio verso le minoranze”.
Le attiviste hanno anche sottolineato che il rogo delle immagini si inserisce in un più ampio contesto di contestazione contro le politiche di sicurezza e le zone rosse istituzionali, ritenute discriminatorie dal movimento. A loro avviso, le politiche attuate stigmatizzano intere comunità e criminalizzano i movimenti di resistenza e dissenso.
Reazioni politiche e sociali all’episodio
L’episodio ha suscitato forti reazioni politiche. Fratelli d’Italia Bergamo, in particolare, ha definito l’accaduto un “atto ignobile e vergognoso“, chiedendo una presa di posizione ufficiale da parte dell’Amministrazione comunale. Le tensioni politiche erano già palpabili prima della manifestazione: infatti, la Rete bergamasca contro la violenza di genere si era dissociata dall’evento, contestando la partecipazione di persone con il volto coperto e l’esclusione degli uomini eterosessuali dagli interventi pubblici.
Il movimento “Non una di meno” denuncia la criminalizzazione del dissenso
Il movimento “Non una di meno” non solo ribadisce la propria posizione contro l’episodio del rogo delle foto, ma lancia una forte critica a quella che considera una criminalizzazione del dissenso. Le attiviste si chiedono: “Davvero la priorità della politica è indagare su alcune attiviste invece di affrontare le disuguaglianze che affliggono la comunità ?”. Il movimento promette di continuare a lottare per i diritti e la libertà : “Per servizi educativi e di inclusione sociale, per soluzioni abitative per tutte, per la libertà e i diritti”, si legge nel comunicato.
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