Riforma dei medici di famiglia: cosa cambia dal 2025 e quali sono le criticità

Dal ruolo unico alla presenza nelle case di comunità: il nuovo assetto della medicina territoriale tra sfide e resistenze

malattia

Dal 1° gennaio 2025 entreranno in vigore le nuove regole per i medici di medicina generale, stabilite dall’accordo collettivo nazionale per il comparto. Si tratta di una riforma strutturale della medicina territoriale, al centro del dibattito politico e sanitario per l’impatto diretto sulla qualità dell’assistenza di prossimità, in particolare per le fasce più vulnerabili della popolazione.

I punti principali della riforma

La nuova organizzazione si basa su un regime di convenzione in “ruolo unico”, che prevede due principali tipologie di attività:

  • Ore settimanali presso le case di comunità, strutture sanitarie integrate che ospitano più figure professionali.

  • Mantenimento del rapporto fiduciario col paziente, tratto distintivo della medicina generale, attraverso visite e presa in carico personalizzata.

Secondo il nuovo schema, i medici che iniziano a lavorare dal 2025 dovranno prestare servizio in casa di comunità per 38 ore settimanali se privi di pazienti. Man mano che crescono gli assistiti, le ore si riducono: 6 ore fino a 1.500 pazienti, e azzeramento oltre tale soglia.

Chi era già attivo prima del 2025 può scegliere se aderire al nuovo modello o mantenere il vecchio assetto.

L’obiettivo: superare la frammentazione

Il cambiamento mira a garantire maggiore omogeneità dell’assistenza tra le diverse aree del Paese, riducendo i divari tra zone con medici “saturi” e altre in cui i cittadini faticano a trovare un professionista. La presenza nelle case di comunità dovrebbe inoltre facilitare il lavoro in team multidisciplinari, prevedendo anche la possibilità di gestire in loco vaccinazioni, piani di cura per pazienti cronici e altri servizi di prevenzione.

Le principali criticità

Tuttavia, la riforma evidenzia numerosi limiti operativi e strutturali, soprattutto in regioni dove i medici di base sono già oberati e le case di comunità ancora non funzionano a pieno regime. In particolare:

  • Mancano specialisti e personale di supporto nelle case di comunità, che spesso ospitano solo assistenti sociali o infermieri, in numero insufficiente.

  • Gli spazi fisici non sono adeguati ad accogliere tutti i medici necessari e i loro pazienti.

  • Il nuovo assetto potrebbe indebolire il legame medico-paziente, spingendo verso un’assistenza impersonale a turnazione.

Il nodo della dipendenza pubblica

Accanto al modello convenzionato, alcune Regioni propongono il passaggio a un regime di dipendenza, in cui i medici di famiglia diventerebbero dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale. Questa proposta, sebbene ancora non formalizzata in Parlamento, solleva forti critiche per la sua scarsa sostenibilità:

  • Costi stimati fino a 5 miliardi di euro in più rispetto all’attuale sistema.

  • Perdita del rapporto fiduciario, poiché i medici sarebbero vincolati a orari e turni nelle case di comunità, riducendo la continuità assistenziale.

  • Rischio di spingere verso il privato low-cost, con conseguente frammentazione dell’assistenza e possibili conflitti tra indicazioni mediche pubbliche e private.

Le prospettive future

La riforma punta a rafforzare l’assistenza territoriale, ma richiede investimenti strutturali e una visione chiara del ruolo delle case di comunità, che al momento sembrano più una cornice teorica che una realtà consolidata. Inoltre, la carenza cronica di medici resta irrisolta, e la transizione rischia di sovraccaricare ulteriormente i professionisti già operativi.

Il successo della riforma dipenderà dalla capacità del sistema sanitario di garantire infrastrutture, personale e risorse, ma anche dalla volontà politica di consolidare un modello che metta al centro il paziente e il rapporto umano con il medico di fiducia.

Redazione

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2 Commenti
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Daniela Russo
21 giorni fa

Condivido la tua opinione, grazie per averla espressa.

Salvatore Gloria
1 anno fa

A mio avviso i medici di famiglia sono inutili, soldi sperperati inutilmente…..Alcuni con molta probabilità, hanno una laurea di favore, non capiscono niente.Non sono capaci di scrivere secondo regola una ricetta. A volte litigano anche fra di loro.Medico di famiglia e specialisti, per la responsabilità della patologia, penalizzando fortemente il paziente costretto a essere sbattuto a destra e a manca, per le loro beghe. Non parliamo poi, se si ha bisogno necessariamente di visita domiciliare, non si spostano nemmeno con le cannonate…Cosa stanno a fare dietro una scrivania di un ambulatorio?..Non ne vedo la necessità, che vadano a cercarsi un… Leggi il resto »

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