Porta il figlio in Bolivia senza il consenso del padre: a processo per sottrazione di minore

La madre, 37enne boliviana residente in Italia, è accusata di aver trattenuto il bambino all’estero dal 2022 nonostante una sentenza di affidamento esclusivo al padre

Una vicenda familiare dolorosa, che si è trasformata in un caso giudiziario internazionale, è al centro del processo aperto a Bergamo contro A.M.G., cittadina boliviana di 37 anni, accusata di sottrazione e trattenimento illecito di un minore all’estero. Al centro del procedimento, il figlio nato nel 2019 dalla relazione con A.C., operaio 33enne originario di Mapello, che da oltre due anni cerca invano di riabbracciare il bambino, attualmente affidato ai parenti materni nella provincia di Cochabamba, in Bolivia.

Il racconto del padre: “Da quella nascita, tutto è cambiato”

Nel corso dell’udienza, il padre ha ricostruito la nascita e i primi mesi del figlio: “Ero presente in sala parto, ma non mi è stato permesso di riconoscerlo. Non voleva che vivessimo insieme.” Dopo una breve convivenza, la donna si è trasferita in un appartamento condiviso con altri connazionali. Secondo quanto riportato da A.C., il neonato avrebbe vissuto in condizioni precarie: scarsa igiene, ambienti insalubri, oggetti pericolosi a portata di mano.

Per due anni, il padre ha potuto vedere il figlio solo sporadicamente, una volta al mese, e sempre sotto il controllo della madre. Intanto, continuava a versare 200 euro mensili come contributo volontario per il mantenimento.

La partenza improvvisa e il silenzio

Nel 2022, senza preavviso né autorizzazione, la donna è partita per la Bolivia portando con sé il figlio, allora di appena tre anni, e il fratello maggiore, figlio di una precedente relazione. Il padre ha appreso della loro presenza in Sud America solo tramite due brevi videochiamate, dopodiché ogni contatto si è interrotto.

A.C. ha poi avviato una lunga battaglia legale per il riconoscimento e l’affidamento del minore: nel 2021 una sentenza ha ufficializzato la paternità, mentre nel 2023 il Tribunale italiano gli ha assegnato l’affidamento esclusivo. Tuttavia, con il bambino all’estero, le disposizioni sono rimaste inapplicate.

La madre rientra, i figli restano in Bolivia

Mentre la donna ha fatto ritorno in Italia per motivi di lavoro, i due bambini sono rimasti con i parenti materni in Bolivia. Il padre, temendo per la sicurezza, ha scelto di non recarsi personalmente nel Paese: “Credo che mio figlio non mi riconosca più. Ma il posto dove si trova è pericoloso.”

Nel frattempo, tramite un legale boliviano, A.C. ha avviato le pratiche per far riconoscere la sentenza di affidamento anche dalla giustizia locale. L’ambasciata italiana ha fornito collaborazione per localizzare il bambino, ma l’esecuzione concreta dell’ordine di affidamento resta sospesa.

Testimonianze a supporto: “Non voleva che si affezionasse”

Nel corso del processo sono stati ascoltati anche la madre dell’uomo e alcuni amici di famiglia. La suocera ha dichiarato di aver accudito spesso il figlio maggiore della donna, con cui i rapporti erano inizialmente sereni. Ma “con la seconda gravidanza tutto è cambiato”, ha spiegato. “Il nipotino non veniva lasciato da noi con la stessa frequenza. Sembrava che volesse impedire un legame affettivo.”

Due testimoni hanno inoltre riferito comportamenti denigratori da parte della 37enne nei confronti del compagno, oltre a condizioni domestiche non adatte a un bambino piccolo, documentate anche da foto mostrate durante l’udienza.

Prossimi sviluppi

Il processo, che vede imputata la donna per sottrazione internazionale di minore, proseguirà con una nuova udienza fissata per il 4 luglio. Nel frattempo, l’uomo resta in attesa di un verdetto che possa riportare in Italia il figlio, con il quale non ha contatti da oltre due anni.

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