Un nuovo cuore per Martina Nasoni: trapianto riuscito al Papa Giovanni di Bergamo

La vincitrice del Grande Fratello 16 operata con successo per una cardiomiopatia ereditaria. L’équipe medica: “Percorso su misura per ogni paziente”

La sua nuova vita riparte da qui, da una sala operatoria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove nei giorni scorsi Martina Nasoni, 27enne umbra vincitrice del Grande Fratello 16, ha ricevuto un trapianto di cuore perfettamente riuscito. Affetta da una cardiomiopatia ipertrofica ereditaria, la giovane — oggi attiva come speaker radiofonica — era da tempo in attesa dell’intervento, necessario per affrontare una patologia che aveva già colpito anche sua madre.

“Quando tutto sembra finito, in realtà sta solo ricominciando”, aveva scritto Martina in un post sui social lo scorso 19 agosto, raccontando il suo stato d’animo in attesa del trapianto. Poche parole che racchiudevano la speranza e la determinazione con cui ha affrontato un percorso clinico complesso.

Il Papa Giovanni di Bergamo è uno dei pochi centri in Italia autorizzati al trapianto di cuore sia per adulti che per pazienti pediatrici, e rappresenta da anni un punto di riferimento a livello nazionale per la cura della cardiomiopatia ipertrofica. La struttura bergamasca è nota per il suo approccio multidisciplinare, il cosiddetto “Heart Team”, che coinvolge professionisti di diverse specializzazioni e consente di studiare ogni singolo caso per costruire un piano terapeutico personalizzato.

“Ogni trapianto è il risultato di un lavoro d’équipe che richiede il coordinamento di decine di professionisti,”spiegano Amedeo Terzi (direttore del Centro trapianti di cuore) e Maurizio Merlo (direttore della Cardiochirurgia dell’Asst Papa Giovanni XXIII) a L’Eco di Bergamo. Il loro lavoro, insieme a quello di cardiologi, anestesisti, tecnici, perfusionisti, infermieri e altre figure, consente di salvare vite in condizioni cliniche spesso estreme.

La patologia di cui soffriva Nasoni — la cardiomiopatia ipertrofica — comporta un progressivo ispessimento del muscolo cardiaco che compromette la funzionalità del cuore. Il trattamento può prevedere, nei casi meno gravi, farmaci, pacemaker o defibrillatori, ma nei quadri più severi l’unica via resta il trapianto. E l’intervento è possibile solo grazie alla generosità di un donatore o della sua famiglia. “La donazione degli organi è un atto che restituisce speranza a chi non ha più alternative”, ricordano i medici.

L’ospedale bergamasco ha una lunga tradizione in questo ambito, iniziata nel 1985 con il primo trapianto di cuore, il terzo in Italia. Una tradizione che si rinnova costantemente: da circa un anno è attivo anche il Centro per le cardiomiopatie familiari, che punta a intercettare precocemente i soggetti a rischio attraverso il monitoraggio genetico e a offrire cure sempre più personalizzate.

Martina, ora ricoverata per il decorso post-operatorio, ha superato l’intervento con successo, e può guardare al futuro con una prospettiva completamente nuova. La sua è una storia di coraggio, speranza e rinascita, che conferma l’eccellenza della sanità italiana e la forza dei gesti più generosi, come quello della donazione degli organi.

Foto: Instagram
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