In provincia di Bergamo il 55,5% della popolazione ha almeno un debito attivo tra mutui, prestiti personali o finalizzati, un dato sotto la media nazionale, ma che nasconde fragilità economiche e situazioni di sovraindebitamento in costante aumento. A rivelarlo è l’ultima indagine del Crif, società specializzata nelle informazioni creditizie, che ha aggiornato il suo monitoraggio a metà 2025.
Pur essendo all’82° posto in Italia per incidenza percentuale del debito (con Livorno al vertice con il 76,9%), Bergamo si distingue per il valore medio del debito residuo: 42.352 euro, nettamente sopra la media nazionale di 31.637 euro. Questo pone la provincia al nono posto in Italia per importo medio di esposizione finanziaria.
Fino al 70% del reddito impegnato
La vera criticità emerge quando si analizza il peso del debito sul reddito disponibile. Nella Bergamasca, mediamente, per estinguere il debito residuo servirebbero circa 21 mensilità. Ma in molti casi si arriva a impegnare anche il 70% dello stipendio mensile, ben oltre la soglia del 30-35% indicata come sostenibile. Lo conferma Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo a L’Eco di Bergamo: «Riceviamo sempre più richieste di aiuto da parte di persone che hanno diversi prestiti attivi e non riescono più a ripagarli. Molti si affidano a finanziarie, senza valutare bene l’impatto delle rate sul bilancio familiare. A volte – aggiunge – si tratta di lavoratori con stipendi fissi da 1.800 o 1.900 euro, che teoricamente non versano in povertà, ma che cadono nel sovraindebitamento per mancanza di consapevolezza».
Le conseguenze sono pesanti: rinunce su spese essenziali, difficoltà ad acquistare beni di prima necessità e aumento dei procedimenti giudiziari per il recupero crediti, dai decreti ingiuntivi al pignoramento dello stipendio.
Più richieste di aiuto, stipendi fermi
Anche Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo, conferma l’emergere di nuove vulnerabilità economiche: «Oggi anche un finanziamento di pochi migliaia di euro può diventare un problema. Gli stipendi non crescono, mentre tutte le altre spese aumentano: bollette, affitti, alimentari. E allora ogni rata pesa di più».
Nel biennio 2024-2025, l’associazione ha registrato un incremento significativo di cittadini colpiti da ingiunzioni, aste giudiziarie e insolvenze, con un numero crescente di famiglie che non riesce a saldare neppure le forniture domestiche.
L’assenza di educazione finanziaria
Il comune denominatore, secondo gli esperti, è la scarsa educazione finanziaria. Molti cittadini non conoscono a fondo le regole del credito, i tassi, le conseguenze del mancato pagamento, né hanno strumenti adeguati per gestire il bilancio familiare. «La consapevolezza finanziaria è il vero nodo da sciogliere – spiega Busi –. Senza un’adeguata formazione, si è più vulnerabili alle offerte di credito facile e si rischia di accumulare debiti non sostenibili».
Anche Perria insiste sul punto: «Servono campagne educative, soprattutto per i giovani e per chi si avvicina per la prima volta al credito. Capire le clausole, i tassi, le penali e cosa succede in caso di insolvenza dovrebbe essere parte dell’istruzione di base».
Un quadro che preoccupa
La fotografia del debito in provincia di Bergamo mostra un sistema fragile, dove l’accesso al credito non è sempre accompagnato da una gestione responsabile. Il risultato è una crescita delle situazioni di insolvenza, aggravata da stipendi stagnanti e costi di vita in aumento.
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