Il servizio taxi a Bergamo non riesce più a stare al passo con le esigenze della città. Con solo 47 licenze attive, il numero dei taxi risulta ampiamente insufficiente, soprattutto in vista di appuntamenti di rilievo come le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, il periodo natalizio e la designazione di Bergamo come Città europea dello sport 2027.
Per far fronte a questa cronica carenza, l’Amministrazione comunale ha deciso di lanciare una sperimentazione basata su una norma nazionale, che permetterà, per un massimo di due anni, di richiedere una seconda licenza temporanea a chi già possiede un taxi. Un’iniziativa che mira ad aumentare la presenza su strada, ma che incontra la resistenza della categoria.
Doppia licenza e deroghe ai turni: il piano del Comune
La delibera approvata nei giorni scorsi da Palafrizzoni prevede, oltre alla doppia licenza, anche deroghe temporanee ai turni di lavoro. Un tentativo per garantire maggiore copertura del servizio, soprattutto nei momenti di forte afflusso turistico, come accade quotidianamente all’aeroporto di Orio al Serio, con i suoi 17 milioni di passeggeri annui.
Tuttavia, l’implementazione della sperimentazione dipenderà dal via libera del Comune di Milano, unico ente titolato a rilasciare deroghe nel bacino aeroportuale lombardo, che comprende anche Bergamo.
Licenze ferme, responsabilità alla Regione
La vera criticità resta il numero complessivo delle licenze. Secondo l’assessore alla Mobilità Marco Berlanda, l’Amministrazione ha più volte chiesto alla Regione Lombardia l’autorizzazione per altre 40 licenze, che andrebbero a raddoppiare l’offerta attuale, portandola a circa 87 unità, una soglia ritenuta più vicina alle reali esigenze del territorio.
La richiesta giace da oltre tre anni in Regione, che ha vincolato l’eventuale concessione all’esito di un’indagine conoscitiva sulle città lombarde, senza però definire una tempistica concreta. Intanto, negli ultimi mesi, il Comune ha bandito otto nuove licenze, mentre due sono ancora in fase di assegnazione.
Tassisti scettici: “Così si snatura il servizio”
Le reazioni della categoria sono tutt’altro che entusiaste. La prospettiva della doppia licenza non convince i tassisti, che temono una concorrenza sleale interna, l’aumento dei costi di gestione e un indebolimento della qualità del servizio. Inoltre, la precarietà della misura, limitata nel tempo, non garantisce stabilità economica a chi investirebbe in un secondo veicolo.
Altro nodo critico è la presenza crescente di operatori irregolari, un fenomeno che testimonia la forte domanda non soddisfatta, ma che mina la legalità e la sicurezza del settore. Per questo motivo, molti tassisti chiedono misure strutturali e non soluzioni temporanee, puntando su un aumento stabile delle licenze e un contrasto più efficace al fenomeno dell’abusivismo.
Il paradosso dell’offerta che non cresce
Il caso bergamasco è emblematico di una situazione diffusa in molte città italiane, dove l’aumento del turismo, la crescita demografica e i nuovi flussi aeroportuali non sono stati accompagnati da un adeguamento delle licenze taxi, che restano bloccate da competenze regionali e da lentezze burocratiche.
Il risultato è un servizio carente, spesso percepito come inaffidabile dai cittadini e dai visitatori, nonostante un mercato potenzialmente florido, come dimostrato dalla proliferazione di taxi abusivi nei pressi della stazione e dell’aeroporto.
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