Bergamo Tuffi resta a secco: senza Italcementi, atleti ridotti e costretti a emigrare

La chiusura per ristrutturazione della piscina comunale ha messo in crisi la squadra bergamasca di tuffi: allenamenti itineranti, sponsor persi e atleti in fuga

 La storica piscina Italcementi, chiusa dal 1° giugno 2025 per ristrutturazione, ha lasciato senza sede la squadra di tuffi di Bergamo, provocando un crollo del numero di atleti da 140 a poco più di 30. La società Bergamo Tuffi si trova oggi in grave difficoltà, con allenamenti improvvisati tra palestre e vasche non idonee, e con gli atleti costretti a spostarsi quotidianamente tra la provincia bergamasca e Milano.

Il disagio è totale. Mentre le altre discipline acquatiche sono state provvisoriamente ospitate nella piscina del Seminario in Città Alta, per i tuffi non c’è alternativa: mancano trampolini adeguati e vasche profonde a sufficienza. L’impianto riaprirà, secondo quanto annunciato, a giugno 2027, ma nel frattempo la società rischia di dissolversi.

“Ci alleniamo ogni giorno in un posto diverso”, racconta Matteo Cividini, presidente di Bergamo Tuffi. Il programma settimanale è una staffetta logistica: lunedì palestra a Gorle, martedì e mercoledì a Milano nella piscina Cozzi, giovedì ad Almè solo con i più piccoli (per via della scarsa profondità), venerdì a Osio Sotto e nel weekend di nuovo tra i Canottieri di Milano e la Cozzi. Il tutto utilizzando treni, metropolitane o auto private dei genitori.

Il risultato è un’emorragia di iscritti e talenti. “Due dei nostri atleti più promettenti si sono trasferiti a Roma per continuare ad allenarsi in condizioni adeguate. Uno di loro è già campione europeo juniores. Se fossero rimasti qui, avrebbero visto il loro percorso sportivo compromettersi”, spiega ancora Cividini a Bergamonews.

La situazione ha avuto anche ricadute economiche significative. La società ha perso sette sponsor su dieci, e i costi per l’affitto delle piscine e i continui spostamenti sono diventati insostenibili. “Cerchiamo di coprire le spese noi, ma le famiglie ci aiutano come possono”, sottolinea il presidente.

Dal canto suo, il Comune ha erogato un contributo di 7mila euro per avviare la stagione e ha favorito alcuni accordi con impianti alternativi, ma l’intervento è stato limitato. L’assessora allo Sport, Marcella Messina, difende la scelta della ristrutturazione, dichiarando che la struttura necessitava urgentemente di lavori, e che è stato fatto tutto il possibile per supportare la società.

Il nodo centrale resta la gestione dell’impianto, affidata ad Aquamore, gruppo privato che detiene ormai una ventina di piscine in tutta Italia. Sarà Aquamore a completare i lavori e a gestire l’Italcementi per i prossimi 20 anni, in cambio di un contributo annuale del Comune di 1,5 milioni di euro, mentre l’ente pubblico percepirà un canone d’affitto da 500mila euro.

“Sono privati e fanno il loro interesse, ma ci saremmo aspettati più attenzione da parte del Comune”, osserva Cividini. La società aveva proposto soluzioni alternative, come realizzare i lavori in lotti o coprire la vasca esterna per garantirne almeno un uso parziale, ma le richieste sono rimaste senza risposta. “Per l’azienda erano soluzioni troppo costose, meglio chiudere tutto”, conclude il presidente.

Una chiusura totale che rischia di spegnere l’intera attività di un’eccellenza sportiva del territorio, una squadra che per oltre un decennio ha formato atleti di alto livello, e che ora guarda con incertezza al futuro.

Redazione

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