Le Olimpiadi come sintesi perfetta tra follia e controllo. Per Sofia Goggia i cinque cerchi non sono solo un obiettivo sportivo, ma il simbolo più alto di una carriera costruita su coraggio, sacrificio e resilienza. A 33 anni, la campionessa bergamasca si prepara a vivere la terza avventura olimpica, con la consapevolezza di chi ha già scritto pagine indelebili dello sci italiano e con la fame di chi sa che, su quel palcoscenico, nulla è scontato.
Le immagini sono scolpite nella memoria collettiva: le lacrime di PyeongChang 2018, avvolta nel tricolore, e l’urlo liberatorio di Pechino 2022, dopo una medaglia d’argento che valeva quanto un oro. «La mia immagine olimpica è una sola: i cinque cerchi. Nulla rende meglio», racconta Goggia, sintetizzando il significato profondo che i Giochi hanno per lei.
Pechino 2022, un argento che vale oro
A Pechino, Sofia Goggia arrivò in condizioni estreme. Sedici centesimi la separarono dall’oro, conquistato dalla svizzera Corinne Suter, ma quella medaglia d’argento fu il risultato di una vera impresa. «È stata una medaglia di valore equivalente all’oro per le condizioni in cui è arrivata», spiega. Ventitré giorni prima era reduce da un grave infortunio al ginocchio, un recupero lampo che la portò comunque al cancelletto di partenza.
«Non sapevo nemmeno se avrei concluso la gara. Ho dato tutto quello che avevo. Di più, francamente, era impossibile». Un racconto che restituisce la dimensione del sacrificio e della determinazione che hanno sempre contraddistinto la sua carriera.
PyeongChang 2018, la consacrazione
Diversa, ma altrettanto iconica, la vittoria in discesa a PyeongChang 2018. «Era tutt’altra situazione», ricorda Goggia. Arrivava ai Giochi con il pettorale rosso di leader di specialità, preludio al primo globo di cristallo, cui sarebbero seguiti quelli del 2021, 2022 e 2023.
Quel giorno, battendo Lindsey Vonn, Sofia Goggia divenne la prima discesista italiana a vincere l’oro olimpico. «Qualcosa di davvero indescrivibile», un traguardo che ha segnato una svolta storica per lo sci azzurro.
Come si prepara un’Olimpiade
Nessun segreto, nessuna ossessione. «Gara per gara, senza pensare continuamente al grande evento», spiega Goggia, citando l’approccio insegnato anche dall’esperienza recente di Federica Brignone. L’obiettivo è arrivare all’appuntamento olimpico nello stato fisico e mentale migliore possibile, senza trasformare i Giochi in un peso.
«Dovrò essere la migliore versione di me stessa». Una frase che riassume un metodo fatto di equilibrio, lucidità e attenzione ai dettagli.
Pressione e fascino olimpico
La pressione, per Sofia, è parte integrante del percorso. Vincere quattro volte sull’Olympia delle Tofane non garantisce nulla, anzi. «Può succedere di non fare cinquina, fa parte del gioco», sottolinea. L’Olimpiade ha un fascino inarrivabile proprio perché hai una sola possibilità: una discesa, una freccia da scoccare nel momento giusto.
«La pressione è sempre un onore», aggiunge a L’Eco di Bergamo, ricordando il valore di essere al cancelletto per la terza volta nella kermesse più importante dello sport mondiale.
L’approccio giusto: “giochiamo”
Il riferimento è a Alberto Tomba, che parlando dei Giochi disse: “Siamo alle Olimpiadi, allora giochiamo”. «Sembra banale – spiega Goggia – ma è la modalità perfetta per affrontare questo palcoscenico unico». Un invito a vivere l’evento con leggerezza consapevole, senza perdere il gusto della sfida.
Cortina, casa e cuore
Se l’Olimpiade è speciale ovunque, a Cortina lo è ancora di più. «Cortina per me è casa, è amore, è un pezzo del mio cuore». Tra i momenti più emozionanti, Sofia cita la seggiovia a tre posti all’alba, durante la ricognizione della discesa: il sole che illumina d’arancione le Tofane, mentre il tempo sembra rallentare.
Un’immagine che racconta il legame profondo tra l’atleta e il luogo simbolo della sua carriera.
Discesa, gigante e superG: tutto aperto
Il programma olimpico la vedrà impegnata in discesa, gigante e superG, senza gerarchie rigide. «Non faccio distinzioni», chiarisce. Nonostante una Coppa del Mondo a risposte altalenanti, Goggia sottolinea come ogni gara abbia offerto insegnamenti preziosi.
«Cerco sempre la costanza. È ciò che conta di più». Il lavoro tecnico, soprattutto tra le porte larghe, sta dando segnali importanti, anche se non sempre ancora visibili in gara. «Conti alla mano, oggi il superG è davanti alla discesa», ammette.
Ma la conclusione è chiara e racchiude l’essenza olimpica: «Alle Olimpiadi, e soprattutto sull’Olympia, può succedere davvero di tutto».
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