Accoltellamento Trescore, confessione shock: «Volevo uccidere»

Il 13enne affidato ai servizi sociali, indagini su chat e contatti online

 Emergono dettagli sempre più inquietanti nel caso dell’accoltellamento avvenuto a Trescore Balneario, dove uno studente di 13 anni ha aggredito la propria insegnante. La confessione del ragazzo, raccolta dai carabinieri, ha delineato un quadro di estrema gravità che ha portato il Tribunale per i minorenni a intervenire con urgenza.

Secondo quanto emerso, il giovane avrebbe dichiarato di essere dispiaciuto non per il gesto compiuto, ma per non essere riuscito a portarlo a termine, riferendosi all’intenzione di uccidere la docente. Non solo: avrebbe manifestato anche propositi violenti nei confronti dei genitori, nonostante un rapporto familiare apparentemente stabile.

L’aggressione, avvenuta all’interno della scuola, sarebbe stata premeditata nei dettagli, con l’acquisto online del coltello e la pianificazione della diffusione dell’atto attraverso una diretta su Telegram. Nella sua disponibilità sarebbero state trovate anche sostanze chimiche potenzialmente pericolose, ora oggetto di ulteriori accertamenti.

Di fronte a questo scenario, il Tribunale per i minorenni di Brescia ha disposto l’affidamento del ragazzo ai servizi sociali. Dopo una valutazione neuropsichiatrica, sarà inserito in una comunità adeguata, mentre le decisioni su aspetti educativi e sanitari saranno affidate a un curatore speciale nominato dal giudice.

Parallelamente, si procede su due fronti giudiziari. Il fascicolo penale per tentato omicidio servirà a ricostruire i fatti, anche se il minore, non essendo imputabile per età, non potrà essere processato. Il fascicolo civile, invece, consentirà interventi di natura sociale e di supporto, estesi anche al contesto familiare.

Le indagini si concentrano anche sul contesto digitale. Gli investigatori stanno analizzando le chat e i contatti del ragazzo su Telegram, alla ricerca di eventuali influenze esterne o interlocutori che possano aver avuto un ruolo, anche indiretto, nella vicenda. Al momento, non risultano altri indagati, ma l’attenzione resta alta.

Dalle conversazioni emerge un quadro complesso. In alcuni scambi precedenti all’aggressione, un interlocutore più grande avrebbe tentato di dissuadere il ragazzo, invitandolo a non compiere il gesto e mettendo in guardia sulle conseguenze. Elementi che saranno valutati dagli inquirenti per chiarire eventuali responsabilità.

Nel frattempo, la scuola e la comunità affrontano le conseguenze emotive dell’accaduto. Sono stati attivati percorsi di supporto psicologico per studenti, genitori e docenti, con l’obiettivo di gestire il trauma collettivo. Gli esperti raccomandano di evitare la diffusione e la visione ripetuta dei video dell’aggressione, ritenuta dannosa per il recupero psicologico.

La docente, Chiara Mocchi, è in fase di miglioramento dal punto di vista fisico, ma resta segnato l’impatto emotivo. La sua reazione e le parole rivolte alla comunità scolastica sono state indicate come un punto di riferimento, anche nel percorso di elaborazione del trauma.

Il caso continua a sollevare interrogativi profondi su disagio giovanile, uso dei social e capacità di intercettare segnali di allarme. Un episodio che impone riflessioni ampie, oltre l’ambito giudiziario, su prevenzione e responsabilità condivise.

Redazione

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