L’arresto dopo la fuga dalla zona di Seriate
È finito in carcere il giovane marocchino che il 21 giugno era riuscito a sopravvivere alle raffiche esplose davanti alle piscine di via Decò e Canetta a Seriate. L’uomo, considerato il bersaglio di un regolamento di conti maturato nell’ambiente dello spaccio di droga, è stato catturato nel territorio della provincia di Caserta dopo una fuga durata alcune settimane.
Il giovane era infatti inseguito da due fronti: da una parte i presunti rivali, guidati da un importante trafficante nordafricano attivo nell’area del Milanese, intenzionati a eliminarlo; dall’altra i carabinieri della tenenza di Seriate e del nucleo investigativo di Bergamo, che dovevano ascoltare la sua versione dei fatti ma anche notificargli un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per un episodio di tentato omicidio avvenuto nel 2024 in provincia di Milano.
Le indagini dei carabinieri e il trasferimento in Campania
Le attività investigative condotte dai militari dell’Arma bergamasca, coordinate dal pubblico ministero Antonio Mele, hanno permesso di individuare il giovane inizialmente nella zona del Bresciano. Qui si era nascosto dopo aver lasciato il domicilio di Grassobbio, dove viveva saltuariamente con la fidanzata, rimasta illesa durante l’agguato davanti alle piscine di Seriate.
Il blitz per arrestarlo in provincia di Brescia era già stato preparato, ma l’operazione è sfumata perché il giovane ha deciso improvvisamente di spostarsi verso la Campania. Secondo quanto dichiarato, il viaggio sarebbe stato organizzato per una vacanza.
I carabinieri hanno seguito gli spostamenti dell’auto sulla quale viaggiava insieme alla compagna, al fratello di lei e a un amico che avrebbe avuto il ruolo di protezione personale. Il gruppo è stato fermato mercoledì 8 luglio in provincia di Caserta.
Il giovane è stato quindi trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove sarà interrogato dal pm Mele, arrivato con un volo partito dall’aeroporto di Orio al Serio.
L’arsenale utilizzato nell’agguato: Kalashnikov e Uzi
Nel frattempo gli investigatori stanno effettuando ulteriori verifiche sulle armi utilizzate durante la sparatoria del 21 giugno. Secondo gli accertamenti, il gruppo responsabile dell’agguato disponeva di un vero e proprio arsenale da guerra, una circostanza definita dagli inquirenti “allarmante e non comune”.
Le armi impiegate avrebbero confermato il livello criminale degli individui coinvolti nel contesto dello spaccio: un fucile mitragliatore Ak47 conosciuto come Kalashnikov e una pistola mitragliatrice Uzi di produzione israeliana.
Gli investigatori hanno inoltre verificato che entrambe le armi risultano essere state utilizzate anche in altre circostanze.
La fuga degli aggressori dopo la sparatoria
Dopo aver aperto il fuoco davanti alle piscine di Seriate, gli aggressori sono riusciti inizialmente a far perdere le proprie tracce utilizzando una Peugeot 3008 presa a noleggio in provincia di Varese.
Alle 21.30 circa, poco dopo la sparatoria, il veicolo è stato individuato e inseguito dai carabinieri ad Abbiategrasso, nel territorio del Milanese. Durante la fuga, l’auto si è schiantata contro un altro mezzo.
I responsabili sono riusciti comunque a scappare a piedi, nonostante uno di loro fosse rimasto ferito nell’impatto. Gli investigatori hanno infatti trovato tracce di sangue all’interno della Peugeot 3008, elemento che potrebbe fornire ulteriori informazioni sull’identità dei fuggitivi.
La caccia agli autori dell’agguato continua
Mentre il destinatario dell’attacco è ora detenuto per il precedente procedimento giudiziario, continua il lavoro degli investigatori per individuare chi ha organizzato e partecipato all’agguato di Seriate.
L’utilizzo di armi da guerra e il collegamento con ambienti legati al traffico di droga rappresentano elementi centrali nell’inchiesta, che punta a ricostruire responsabilità, moventi e rete criminale coinvolta.
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