Sangare presenta appello contro l’ergastolo per l’omicidio Verzeni

La difesa deposita un ricorso di 80 pagine sostenendo che l'imputato sarebbe stato soltanto un testimone. I familiari di Sharon ribadiscono la fiducia nella sentenza di primo grado

moussa sangare

Si apre una nuova fase giudiziaria nel procedimento per l’omicidio di Sharon Verzeni. Moussa Sangare, condannato in primo grado all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Bergamo per l’uccisione della 33enne, ha presentato ricorso in appello con l’obiettivo di ottenere la riforma della sentenza emessa lo scorso febbraio.

La difesa, guidata dall’avvocata Tiziana Bacicca, ha depositato un ricorso composto da 80 pagine, corredato da due consulenze tecniche. Il fulcro dell’impugnazione è una ricostruzione alternativa dei fatti, secondo la quale Sangare non sarebbe l’autore materiale dell’omicidio, ma un semplice testimone dell’accaduto.

L’omicidio risale alla notte tra il 29 e il 30 luglio 2024, quando Sharon Verzeni fu aggredita alle spalle mentre passeggiava a Terno d’Isola, il comune bergamasco dove viveva con il fidanzato Sergio Ruocco. La donna, 33 anni, fu colpita mortalmente con quattro coltellate, interrompendo tragicamente i progetti di vita che la coppia stava costruendo.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, la Corte d’Assise di Bergamo aveva attribuito a Sangare la responsabilità dell’omicidio, ritenendo che il delitto fosse stato commesso per motivazioni riconducibili alla noia e alla ricerca di adrenalina.

Di fronte alla nuova iniziativa della difesa, i familiari di Sharon Verzeni e Sergio Ruocco confermano la propria fiducia nell’impianto accusatorio e nella sentenza di primo grado. La parte civile ritiene che il quadro probatorio raccolto nel corso delle indagini sia solido e sufficiente a sostenere la condanna anche nel giudizio d’appello.

L’avvocato Luigi Scudieri, che rappresenta la famiglia Verzeni, ha sottolineato come la condanna sia stata pronunciata sulla base di un complesso probatorio definito univoco e coerente, frutto delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica e svolte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bergamo.

Secondo la difesa della famiglia della vittima, la Corte d’Assise aveva già esaminato e respinto la ricostruzione alternativa proposta dall’imputato, giudicandola priva di riscontri concreti e non supportata da elementi probatori. Per questo motivo, le nuove tesi difensive vengono considerate semplici ipotesi che non modificano il quadro emerso nel corso del processo di primo grado.

Sarà ora la Corte d’Appello a valutare il contenuto del ricorso e le consulenze depositate dalla difesa, decidendo se confermare o riformare la condanna all’ergastolo pronunciata nei confronti di Moussa Sangare.

Redazione

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