A San Pellegrino la rinascita di Giovanni Zanda: dall’incidente alle Paralimpiadi

Dopo un drammatico incidente che gli ha cambiato la vita, il campione di Ghisalba ha trovato nella paracanoa una nuova strada fatta di sport, autonomia e speranza, fino alla conquista dell’oro europeo e di tre titoli italiani

La testimonianza di Giovanni Zanda a San Pellegrino

La vita di Giovanni Zanda si è divisa in due momenti profondamente diversi. Da una parte il giovane appassionato di mountain bike e triathlon, dall’altra un ragazzo costretto a ricominciare dopo un gravissimo incidente stradale che gli ha cambiato completamente l’esistenza.

Oggi, a 25 anni, quella seconda vita lo ha portato sul gradino più alto del podio europeo della paracanoa e, lo scorso weekend, alla conquista di tre medaglie d’oro ai Campionati Italiani di Mantova. Un risultato che ha aperto un nuovo grande obiettivo: conquistare un posto alle Paralimpiadi di Los Angeles 2028.

La sua storia di rinascita è stata raccontata durante l’ultimo convegno “Robotica e Tecnologie per la Neuroriabilitazione”, promosso dall’Associazione Genesis. Nella fotografia dell’evento Giovanni Zanda è al centro con il sindaco di Sedrina, Stefano Micheli, a sinistra, e il dottor Giampietro Salvi, presidente della Genesis, a destra.

Lo sport prima dell’incidente

Fino al 2 giugno 2021 lo sport rappresentava una parte fondamentale della quotidianità di Giovanni. Cresciuto praticando mountain bike e triathlon, aveva trasformato queste discipline in un vero stile di vita.

Nel corso degli anni aveva avuto anche l’opportunità di partecipare ad alcune gare in Alta Valle Brembana, nelle zone di Piazzatorre, coltivando una passione che sembrava destinata a crescere.

Il dramma e la forza di ricominciare

Poi, una notte di cinque anni fa, un incidente automobilistico ha cambiato tutto. Giovanni ha riportato l’amputazione degli arti inferiori e ustioni sul 90% del corpo.

È iniziata così una lunga battaglia durata oltre un anno, tra ricoveri, interventi chirurgici e riabilitazione. Un percorso difficile durante il quale il giovane ha imparato a concentrarsi non su ciò che aveva perso, ma sulle possibilità ancora presenti.

Come lui stesso ha raccontato: “Il mio motto è quello di Alex Zanardi: non pensare a ciò che manca, ma valorizzare quello che si ha”.

La paracanoa e la nuova sfida

Dopo aver cercato la disciplina più adatta alla sua nuova condizione fisica, Giovanni ha trovato nella paracanoa lo sport capace di restituirgli entusiasmo e libertà.

“La mia disabilità non è rappresentata soltanto dall’amputazione, ma anche dalla pelle, che è rimasta molto sensibile dopo le ustioni. La canoa è stato lo sport con cui sono riuscito ad adattarmi meglio”, ha spiegato il giovane atleta.

L’oro e la personalizzazione della canoa

Giovanni ha iniziato a dedicarsi seriamente alla canoa poco più di un anno fa. Grazie anche alle conoscenze sviluppate negli studi di meccatronica, ha modificato la propria imbarcazione utilizzando una stampante 3D, con l’obiettivo di migliorare il posizionamento durante la navigazione.

“Mi dà un senso di libertà incredibile. Ogni giorno cresce il feeling con questo sport”.

Alla fine di giugno è arrivata la prima grande affermazione internazionale. Agli Europei di Canoa disputati a Pitești, in Romania, Zanda ha conquistato la medaglia d’oro nella categoria Paracanoa Open, completando gli 11,8 chilometri della gara in 1 ora, 15 minuti e 53 secondi.

Una vittoria di sacrifici e persone speciali

Dopo il successo europeo, Giovanni ha raccontato tutta la sua emozione:

“Vincere questa medaglia è un’emozione enorme. È il premio per tanti allenamenti, tante ore trascorse in acqua e tanti sacrifici. Ma soprattutto è il risultato di un percorso condiviso con tutte le persone che mi sono state vicine: da soli non si arriva lontano”.

Oggi la canoa rappresenta molto più di una semplice disciplina agonistica. Oltre agli allenamenti in acqua, Giovanni svolge un intenso lavoro in palestra per aumentare la forza fisica e continua a coltivare un’altra passione nata dopo l’incidente: lo sci.

“La mia sfida più importante era tornare a essere autonomo. Oggi guido di nuovo, faccio sport e vivo esperienze che prima nemmeno immaginavo”.

Il ruolo dei medici del Niguarda

La rinascita di Giovanni è stata possibile anche grazie ai medici e agli operatori del Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano.

“Quando sono arrivato avevo solo il 2% di possibilità di sopravvivere. A loro devo la vita”.

Per dedicarsi completamente allo sport, il giovane ha scelto inoltre di lasciare il posto fisso in una multinazionale.

“È stata una scelta difficile, perché avevo prospettive importanti nel settore della meccatronica. Ma mi sono detto che sono giovane e che, se non avessi provato ora a inseguire questo sogno, probabilmente me ne sarei pentito”.

Una decisione che oggi lo accompagna verso un obiettivo preciso:

“Le Paralimpiadi di Los Angeles 2028? Stiamo gettando le basi”.

Il messaggio di inclusione nelle scuole

Oltre alle competizioni sportive, Giovanni porta la propria esperienza nelle scuole della Bergamasca, compresa la Valle Brembana, incontrando studenti di ogni età.

Attraverso giochi ed esperienze pratiche invita i ragazzi a mettersi nei panni degli altri e a riflettere sull’importanza dell’empatia.

“Mi piace vedere quando capiscono che una difficoltà non cancella la possibilità di essere felici. La vita può cambiare all’improvviso, ma continua a offrire occasioni che spesso non immaginiamo nemmeno”, ha concluso.

La conquista più importante di Giovanni Zanda potrebbe quindi essere proprio questa: trasformare una delle pagine più difficili della sua vita in una testimonianza capace di trasmettere speranza e coraggio.

L’Associazione Genesis

“La toccante storia di Giovanni ci conferma che la speranza, quel filo sottile che nei momenti difficili ci lega alla vita, è una medicina insostituibile e necessaria per ottenere una guarigione a volte inaspettata – spiega il dottor Giampietro Salvi, neurologo presso l’Istituto Clinico Quarenghi e presidente dell’Associazione Genesis -. La speranza è una luce che ci lega agli altri, alle persone che amiamo, che ci fanno sentire speciali e che ci aiutano a sopportare le pene a volte terribili della malattia.

Giovanni con la sua canoa ha recuperato l’autonomia, il senso della vita, promuovendo attraverso il linguaggio universale dello sport un fantastico messaggio di inclusione, rispetto e autorealizzazione. Questa sua avventura la racconta nelle scuole dove insegna a valorizzare i talenti che abbiamo, a non fermarsi davanti ai pregiudizi, alle barriere psicologiche e culturali, ai meandri burocratici e tecnologici ai grovigli giuridici e agli ostacoli fisici e architettonici. Bravo Giovanni, continua a pagaiare con ardore e coraggio nei fiumi della vita”.

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