Oltre 400 denunce in poco più di due mesi e quasi 370 richieste di intervento arrivate al Numero unico di emergenza. Sono i numeri dell’attività svolta dai carabinieri nella provincia di Bergamo sul fronte della violenza domestica e di genere durante la prima parte dell’estate.
I dati, riferiti al periodo compreso tra il 1° giugno e il 10 agosto, riguardano i cosiddetti reati da «Codice rosso», per i quali sono previste procedure accelerate e specifici strumenti destinati alla protezione delle persone offese.
L’attività ha coinvolto i Comandi Stazione appartenenti alle quattro Compagnie dell’Arma presenti sul territorio bergamasco. Nei procedimenti avviati risultano indagate complessivamente 400 persone: 261 italiane e 139 straniere. Venti sono donne.
Un altro elemento significativo riguarda il rapporto esistente tra le persone coinvolte: in 144 casi indagato e persona offesa sono legati da stretti rapporti familiari, come quelli tra genitori e figli oppure tra fratelli.
Quasi 370 richieste di aiuto al 112
Accanto alle denunce presentate direttamente alle forze dell’ordine ci sono gli interventi effettuati dopo le chiamate di emergenza.
Dal 1° giugno al 10 agosto le Centrali Operative delle quattro Compagnie hanno gestito 367 richieste al 112riconducibili a potenziali situazioni rientranti nell’ambito del Codice rosso.
In diversi interventi i militari avrebbero portato alla luce contesti di violenza o forte conflittualità familiare che si trascinavano da molto tempo. Situazioni rimaste talvolta nascoste per mesi o anni e diventate note alle forze dell’ordine soltanto in seguito a episodi più gravi.
Le notizie di reato vengono trasmesse alla Procura della Repubblica di Bergamo, dove i fascicoli riguardanti il Codice rosso sono affidati al pool specializzato nelle cosiddette «fasce deboli».
Nel periodo considerato, oltre 300 deleghe d’indagine sono state affidate alle Stazioni dei carabinieri della provincia. Gli accertamenti hanno l’obiettivo di verificare rapidamente quanto denunciato, acquisire gli elementi probatori e permettere, quando ne ricorrono le condizioni, l’adozione di provvedimenti urgenti.
Quaranta misure cautelari disposte
L’attività investigativa ha portato in 40 procedimenti all’applicazione di misure cautelari personali da parte dell’autorità giudiziaria.
I provvedimenti adottati comprendono differenti livelli di tutela e restrizione, dall’allontanamento dalla casa familiare al divieto di avvicinamento alla persona offesa, fino alla custodia cautelare in carcere.
Parallelamente alle indagini viene proposta alle vittime la possibilità di entrare nella rete provinciale antiviolenza, composta da strutture, Comuni e associazioni specializzate.
In poco più di due mesi, 35 persone hanno scelto di rivolgersi a un centro antiviolenza, con la possibilità, nei casi in cui fosse necessario, di essere accolte anche all’interno di strutture protette.
Secondo quanto rilevato dai carabinieri nelle situazioni affrontate, tra i fattori che ricorrono nei contesti di conflittualità familiare figurano problemi economici, abuso di alcol, tossicodipendenza e ludopatia. In altri episodi emergono gelosia e problematiche di natura psichiatrica.
A Ponte San Pietro l’arresto dopo le minacce ai familiari
Tra gli interventi segnalati dall’Arma c’è quello avvenuto all’inizio di giugno a Ponte San Pietro.
Una donna aveva chiesto aiuto denunciando un’aggressione fisica e verbale che sarebbe stata commessa dal fratello. Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe anche utilizzato un coltello per minacciare la sorella, gli anziani genitori e i figli minorenni della donna.
I carabinieri sono intervenuti arrestando l’uomo nell’ambito delle ipotesi di maltrattamenti in famiglia ed estorsione. Dopo la convalida dell’arresto, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere.
Il caso di Valbrembo e le presunte violazioni
Come riporta L’Eco di Bergamo, un’altra vicenda riguarda Valbrembo, dove una donna di 64 anni avrebbe subito maltrattamenti da parte del nipote 26enne convivente.
Dopo due precedenti episodi avvenuti nel dicembre 2025, una nuova minaccia nel giugno 2026 ha portato la donna a presentare querela. Nei confronti del giovane era stato inizialmente disposto l’allontanamento dall’abitazione familiare con il divieto di avvicinarsi alla zia.
A seguito di una prima violazione delle prescrizioni erano state aggiunte ulteriori misure, tra cui il divieto di dimora e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Quest’ultimo era stato disposto dopo il rifiuto del braccialetto elettronico.
All’inizio di luglio, in seguito ad altre presunte inosservanze delle prescrizioni, per il 26enne è scattata la custodia cautelare in carcere.
L’intervento durante la festa di Urgnano
Tra gli episodi più recenti viene indicato anche quello avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 agosto a Urgnano, durante la manifestazione «Fermento».
Secondo la ricostruzione dei militari, un 25enne residente a Cologno al Serio avrebbe aggredito la madre di 42 anni in via Matteotti, spingendola contro un muro e stringendole le mani attorno al collo. Due cittadini sono intervenuti in aiuto della donna prima dell’arrivo dei carabinieri.
La vittima aveva già presentato una denuncia per maltrattamenti nei confronti del figlio pochi giorni prima. Al giovane viene inoltre attribuito un precedente episodio risalente al giugno 2025 ai danni dell’ex compagna.
All’arrivo della pattuglia, il 25enne avrebbe cercato di allontanarsi e successivamente reagito contro i militari con calci e gomitate, ferendone uno. Dopo il giudizio direttissimo è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Le contestazioni indicate comprendono maltrattamenti in famiglia, lesioni, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Il quadro complessivo restituito dai dati dell’Arma mostra quindi un’attività particolarmente intensa: oltre 400 denunce, 367 richieste di intervento e 40 procedimenti nei quali sono state applicate misure cautelari in appena 71 giorni, oltre all’attivazione della rete di assistenza per le persone che hanno scelto di rivolgersi ai centri antiviolenza.
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