Una vasta isola galleggiante, formata da tronchi, plastica e detriti, si estende per 300 metri di lunghezza e 50 metri di larghezza nel lago d’Iseo, proprio davanti a Lovere e Costa Volpino. La massa di rifiuti comprende alberi, ramaglie, palloni e persino carcasse di animali trasportati dalla piena del fiume Oglio, secondo quanto riportato da Marco Terzi, amministratore della società Manutenzione e Promozione Laghi. Questa massa, sospinta dal fiume nelle ultime settimane, rappresenta una seria minaccia per l’ambiente e la navigazione, ma si trova ancora vicina alla foce, permettendo alle squadre di recupero di agire tempestivamente.
Le operazioni di bonifica sono già in corso, con due battelli spazzino in azione. A bordo lavorano quattro operatori, uno dei quali è incaricato di manovrare il battello, mentre l’altro si occupa di rimuovere i detriti dall’acqua e caricarli sull’imbarcazione. La vera entità del problema, però, è nascosta sott’acqua: molti alberi hanno il tronco sommerso, rendendo il recupero ancora più complesso. Terzi paragona questa situazione a un iceberg, dove la parte visibile è solo una frazione del problema.
I numeri parlano da soli: sono già state recuperate 150 tonnellate di materiale in pochi giorni, con un costo stimato di circa 70mila euro. Le piogge eccezionali delle ultime settimane hanno ulteriormente peggiorato una situazione già critica da fine settembre. Nel 2023, la società aveva raccolto complessivamente 800 tonnellate di detriti, poiché eventi simili si verificano regolarmente, causando enormi costi di gestione.
Oltre ai rami e ai rifiuti, il fiume Oglio ha trascinato anche carcasse di animali come pecore e cinghiali. Questi detriti, spesso, rappresentano anche un rischio per la navigazione, con i battelli della zona costretti a riparare continuamente le eliche danneggiate dai tronchi alla deriva. L’acqua del lago, in particolare vicino alla foce del torrente Borlezza a Castro, si è trasformata in una massa limacciosa e giallastra, rendendo ancora più evidente la portata del problema.
Terzi sottolinea anche un’altra questione: il legname trasportato dalla piena potrebbe avere un valore economico, se venisse recuperato prima di essere sradicato dalla furia delle acque. Tuttavia, una volta giunto nel lago, il legno è contaminato da plastica e sabbia, rendendolo inutilizzabile e aggiungendo ai costi di recupero anche quelli dello smaltimento.
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