Giustizia per Riccardo Claris, due mesi dopo la tragedia

Dalla lettera straziante della fidanzata agli omaggi negli stadi: la voce di chi amava Riccardo chiede verità e responsabilità per la sua morte

Un addio ancora aperto: la voce della fidanzata

“Posso solo prometterti che farò di tutto per farti avere giustizia, è l’unica cosa che mi dà la forza di alzarmi la mattina”. Con queste parole si apre il messaggio pubblicato dalla fidanzata di Riccardo Claris sulla pagina Instagram GiustiziaperRiccardoClaris, a due mesi dalla notte tra il 3 e 4 maggio 2025, quando il giovane di 26 anni viene ucciso con una coltellata a pochi passi dal Gewiss Stadium di Bergamo.

“Eravamo carichi di progetti e sogni: i viaggi, la casa, coltivare le passioni comuni… sapesse la gente quante erano”, scrive ancora la ragazza, in una lettera che racconta un amore spezzato e un dolore lacerante. Un messaggio intimo, condiviso con migliaia di persone che si uniscono nel chiedere chiarezza e giustizia per una morte che ha lasciato una ferita profonda nella comunità.

Una città in lutto: ricordi, striscioni e testimonianze

Sui social e in strada, il ricordo di Riccardo prende forma attraverso immagini e parole: foto sorridenti, laurea in testa, felpa da ultrà e adesivi con la scritta “Giustizia per Riccardo” sparsi ovunque. Dai cartelli stradali ai pali dei semafori, dai bar frequentati dagli amici fino alle curve degli stadi, l’urlo è lo stesso: non dimenticare.

“Pensavo avremmo avuto tutta la vita da condividere, volevo fossi il mio testimone di nozze e ancora non lo sapevi”, scrive la sorella. Tra i tanti omaggi, anche quello della tifoseria del Brescia, che dedica a Riccardo uno striscione significativo: “La morte non ha colori”. Un gesto che supera ogni rivalità calcistica in nome del rispetto e dell’umanità.

Le indagini: accuse gravi per un diciannovenne

Dietro a questo dolore c’è un processo che si prepara. In carcere si trova Jacopo De Simone, 19 anni, accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Secondo la sua stessa confessione, è lui ad avere inferto una coltellata alla schiena, sotto la scapola sinistra, in un gesto definito dal gip “da abbraccio”.

La lite ha origine al Reef Café di Borgo Santa Caterina, a causa di cori e provocazioni tra tifosi dell’Atalanta e dell’Inter. Secondo la ricostruzione, una volta fuori dal locale, gli amici di Claris avrebbero seguito De Simone fino a casa. È lì che il ragazzo entra nell’abitazione, prende un coltello e torna in strada.

Il giudice sottolinea come il gesto sia frutto di un “intento di vendetta” e non di legittima difesa, osservando l’“assenza di un pericolo concreto e attuale”. La sola traccia recuperata sul luogo del delitto è la fibbia di una cintura, e non ci sono prove a sostegno della tesi dell’aggressione armata da parte di Claris.

Il ritratto di Riccardo: una vita tra passione e rispetto

“In tutti questi anni non ha mai partecipato a una rissa. Non ha mai litigato con qualcuno, pur seguendo l’Atalanta in tutta Europa”, ricorda un’amica. Riccardo è descritto come un ragazzo intelligente, prudente, capace di evitare i conflitti. “Quando viveva all’estero, in un quartiere vicino alla stazione, mi spiegava sempre come evitare le zone a rischio”.

La sua vita, segnata da passione per il calcio e un forte senso di giustizia, era appena agli inizi. Laureato, consulente per una società finanziaria a Milano, Claris aveva tanti progetti, ora infranti. Il processo che seguirà dovrà chiarire le responsabilità e ricostruire le ultime ore di una notte in cui tutto è cambiato.

Redazione

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