Una persecuzione lunga mesi, fatta di minacce via social, biglietti intimidatori lasciati sull’auto e messaggi carichi d’odio, ha portato una donna di Bergamo a vivere in uno stato costante di ansia. Il molestatore si nascondeva dietro un profilo falso, apparentemente anonimo. Ma la verità emersa grazie al lavoro della Polizia postale è stata ancora più inquietante: a tormentarla era il suo ex compagno, incapace di accettare la fine della loro relazione.
Un’identità digitale costruita per perseguitare
La vicenda è venuta alla luce dopo che la donna si è rivolta alla Sezione operativa per la sicurezza cibernetica della Polizia postale, denunciando una serie di messaggi minacciosi e violenti ricevuti online. Alcuni di questi contenevano esplicite minacce di morte, mentre altri erano insulti volgari e ossessivi, che facevano riferimento alla sua vita privata.
Non solo nel virtuale: a più riprese, la donna ha trovato biglietti scritti a mano sul parabrezza dell’auto, nei pressi del posto di lavoro. Tutto questo accadeva in giorni e orari differenti, rendendo difficile prevedere o collegare con certezza un volto al persecutore.
L’indagine della Polizia postale
Le indagini sono scattate subito dopo la denuncia, e hanno richiesto l’uso di strumenti informatici avanzati uniti a tecniche investigative classiche. Analizzando i metadati, la geolocalizzazione e altri elementi tecnici, gli agenti della Polizia postale hanno risalito all’origine dei messaggi, riuscendo così a identificare l’autore.
Dietro al profilo social fittizio non c’era un estraneo, come inizialmente ipotizzato, bensì un uomo italiano residente nella Bergamasca, già noto alla vittima: il suo ex compagno, con cui la relazione era finita da tempo.
Una persecuzione sistematica
Le prove raccolte nel corso dell’indagine, tra cui la ripetitività dei messaggi, il contenuto aggressivo e ossessivo, e la coincidenza temporale dei biglietti con la presenza della donna in determinati luoghi, hanno confermato la natura persecutoria del comportamento. Gli investigatori hanno ricostruito un quadro chiaro di stalking, che ha permesso di procedere con la denuncia formale dell’uomo.
Le conseguenze legali
L’ex compagno è stato denunciato per il reato di stalking ai sensi dell’articolo 612-bis del Codice penale. Secondo la normativa, il comportamento persecutorio reiterato, che provoca nella vittima un grave stato d’ansia o di timore per la propria incolumità, può portare a pene che vanno da uno a sei anni di reclusione, con aggravanti se la vittima è un ex partner.
Il caso ha sollevato ancora una volta l’attenzione su un fenomeno purtroppo diffuso, quello dello stalking post-relazione, che colpisce soprattutto le donne e che sempre più spesso si manifesta anche attraverso i canali digitali, con falsi profili, messaggi continui e controllo ossessivo sui social.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.