Assegno unico, in calo i beneficiari a Bergamo: meno famiglie e figli coinvolti

Nei primi sei mesi del 2025 l’INPS registra una diminuzione dei nuclei percettori dell’assegno unico in provincia di Bergamo: 4.700 famiglie in meno rispetto al 2024. Sindacati preoccupati per le conseguenze del calo demografico e chiedono un rafforzamento delle misure per i nuclei più fragili

Verso fine anno ulteriore calo dei beneficiari

Secondo un’analisi effettuata sui dati dell’INPS relativi all’assegno unico, nei primi sei mesi del 2025 sono stati 119.204 i nuclei familiari bergamaschi a ricevere il contributo economico mensile, con un importo medio pari a 277 euro e un totale di 195.383 figli coinvolti. Un numero inferiore rispetto all’intero 2024, quando le famiglie beneficiarie erano state 123.937 (con 204.190 figli e un importo medio di 278 euro al mese). Il confronto evidenzia una riduzione di circa 4.700 famiglie e 8.800 figli.

A confronto, nel 2023 si erano contati 122.414 nuclei e 202.497 minori beneficiari, con un’erogazione media mensile di 264 euro. Alla luce di questi numeri, è probabile che, entro la fine del 2025, la platea dei beneficiari si riduca ulteriormente, confermando il trend negativo già osservato.

L’effetto demografico e le criticità per gli immigrati

Dietro a questo calo si intravede chiaramente l’impatto dell’inverno demografico, che si manifesta anche sul numero di nuovi aventi diritto all’assegno unico. In provincia di Bergamo nascono poco più di 7.000 bambini l’anno, una media di circa 3.500 nascite ogni semestre. Il numero di nuove famiglie beneficiarie, quindi, non riesce a compensare quelle che escono dalla misura per sopraggiunti limiti d’età dei figli.

Orazio Amboni, del Dipartimento Welfare della Cgil di Bergamo, ha sottolineato come il calo delle nascite sia un elemento su cui riflettere con urgenza. A suo avviso, la sospensione dell’erogazione per i figli di immigrati che non risultano residenti in Italia, pur essendo effettivamente a carico, rappresenta una grave criticità. In molti casi, queste famiglie si sostengono con un solo reddito proveniente dal lavoro del genitore migrante.

Sindacati: priorità ai nuclei monogenitoriali e al ceto medio

Secondo Candida Sonzogni, della segreteria provinciale della Cisl, l’assegno unico rappresenta una misura importante e innovativa, ma va rafforzata in favore dei nuclei più fragili, dei genitori soli e dei figli maggiorenni che desiderano proseguire negli studi. Sonzogni ha evidenziato l’impatto negativo che l’assegno unico ha avuto in alcuni casi sui lavoratori dipendenti e sul ceto medio, penalizzati rispetto agli assegni familiari precedenti.

Particolare attenzione andrebbe posta anche sull’accesso ai benefici per i lavoratori stranieri e per quelli “mobili” dell’Unione europea, che incontrano ostacoli burocratici e limitazioni strutturali.

Cristina Morstabilini, responsabile del Patronato Ital Uil di Bergamo, ha evidenziato che, sebbene la procedura sia consolidata, esistono ancora problematiche operative, come la necessità di aggiornare la domanda al compimento del 18° anno di età del figlio, indicando se studia o lavora. Questo passaggio viene spesso trascurato. Altre difficoltà si presentano per i cittadini stranieri, che devono gestire contemporaneamente il rinnovo dei documenti e la continuità del beneficio.

In vista una possibile riforma dell’Isee

Il dibattito sulle politiche familiari si intreccia con una possibile revisione dell’Isee, lo strumento che determina l’accesso a molte misure di welfare, incluso l’assegno unico. Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, ha dichiarato durante un intervento al Meeting di Rimini che una commissione sta ultimando i lavori per proporre modifiche mirate a tutelare meglio i nuclei con figli a carico.

Sull’argomento è intervenuta anche Sonzogni, esprimendo l’auspicio che i sindacati vengano coinvolti attivamente nella riforma, per garantire maggiore equità e giustizia sociale. Amboni ha ricordato che, in fase di introduzione dell’Isee, furono coinvolti esperti universitari di alto livello e ha auspicato analoga attenzione nelle eventuali modifiche. Morstabilini ha concluso sottolineando che oggi l’Isee è uno strumento ormai indispensabile per le famiglie, data la sua centralità nell’accesso a numerosi servizi pubblici.

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