Negli ultimi dieci anni Bergamo ha vissuto una trasformazione radicale: da città d’arte a vera e propria capitale del turismo lombardo. I numeri parlano chiaro: nel 2024 sono stati registrati 1.208.000 pernottamenti e 602.000 arrivi, con una permanenza media di due giorni per turista. Una crescita che rispetto al 2023 ha segnato un incremento del 18% nelle presenze, con un ruolo dominante dei visitatori stranieri, che costituiscono oltre la metà del totale (53% degli arrivi e 54% delle presenze).
Il turismo oggi è la più grande “azienda” della Bergamasca, con 30.000 addetti coinvolti e un giro d’affari che supera il miliardo di euro se si considera l’intera provincia. Solo la città genera 329,5 milioni di euro, un risultato imponente che colloca Bergamo in una posizione di rilievo nel panorama nazionale, pur rimanendo distante dai colossi come Roma, Milano e Venezia.
Numeri da capogiro, ma il sistema è sotto pressione
Il boom turistico ha prodotto una crescita del 150% negli arrivi e del 170% nelle presenze rispetto al 2015. In quell’anno si contavano circa 1.000 visitatori al giorno; oggi la media giornaliera è salita a 2.500. Il 2 novembre 2025, solo in Città Alta, sono state conteggiate 29.000 presenze in un solo giorno, di cui 15.000 provenienti da fuori provincia o dall’estero.
Questo fenomeno è visibile in ogni angolo del centro storico, dove la Corsarola, arteria pedonale di Città Alta, è diventata un flusso ininterrotto di turisti. Ormai, come sottolineano i residenti, è più facile sentire parlare polacco o spagnolo che italiano. Non è un caso che le case vacanza siano raddoppiate in dieci anni, passando da 723 a oltre 1.600 unità.
La crescita polacca guida il turismo estero
La Polonia è oggi il primo paese per flussi turistici verso Bergamo, con un +59% rispetto al 2023, seguita da Germania, Francia e Spagna. Questo conferma il ruolo strategico dell’aeroporto di Orio al Serio, sempre più connesso con le principali destinazioni europee low cost, e la forte attrattiva della città anche nei circuiti internazionali del turismo culturale e urbano.
Tra sviluppo e fragilità urbana
L’impatto del turismo sull’economia locale è innegabile, ma cresce il dibattito sull’equilibrio tra sviluppo e vivibilità. I residenti della Città Alta e dei borghi storici segnalano un aumento del disagio legato alla pressione turistica, tra affitti in crescita, servizi sotto stress e perdita di identità dei quartieri. La trasformazione degli appartamenti in strutture ricettive ha ridotto l’offerta abitativa per i cittadini, mentre le attività commerciali si adattano ai visitatori, spesso a scapito della vita di comunità.
Si profila così un possibile “effetto Venezia”, in cui il turismo rischia di cannibalizzare la città, snaturandone l’anima. Bergamo deve ora affrontare la sfida di gestire un successo economico che, se non regolato, potrebbe trasformarsi in un boomerang.
Verso un nuovo modello sostenibile
L’urbanistica, la mobilità e la programmazione culturale dovranno adattarsi a un turismo che non è più episodico, ma strutturale. Serve una strategia integrata che tuteli il patrimonio storico e sociale, regoli le locazioni turistiche e sostenga un turismo rispettoso del territorio.
Il turismo, per restare una risorsa, deve diventare sostenibile, accessibile e condiviso. È necessario pensare a nuovi modelli di accoglienza che valorizzino l’esperienza del visitatore senza penalizzare i cittadini. La sfida è trasformare la crescita in qualità, evitando che la città si pieghi esclusivamente alle logiche del mercato.
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