Perché, nonostante la crescente consapevolezza sul cambiamento climatico, è così difficile trasformare le preoccupazioni in azioni concrete? È la domanda al centro dell’incontro in programma lunedì 19 ottobre, dalle 20.45 alle 22.45, dedicato alla presentazione del libro di Matteo Motterlini “Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai. Perché la nostra mente è l’ostacolo più grande nella lotta al cambiamento climatico”.
Il volume affronta la crisi climatica partendo da una prospettiva particolare: non soltanto quella ambientale ed economica, ma quella dei meccanismi cognitivi e psicologici che condizionano le scelte individuali e collettive.
Le trappole mentali davanti alla crisi climatica
Al centro dell’analisi di Motterlini ci sono i meccanismi attraverso i quali la mente umana interpreta una questione complessa e caratterizzata da conseguenze che spesso si manifestano nel lungo periodo.
L’autore esamina il ruolo di trappole mentali e pregiudizi nel condizionare il consenso e le reazioni nei confronti del riscaldamento globale.
La difficoltà, secondo l’impostazione del libro, nasce anche dal contrasto tra la necessità di adottare una prospettiva di lungo periodo e la tendenza a ricercare gratificazioni immediate.
Il capitalismo limbico
Uno dei concetti affrontati durante l’incontro è quello di “capitalismo limbico”.
Con questa espressione viene indicato un sistema economico basato sulla ricerca di gratificazioni immediate e sulla produzione di dopamina.
Una logica che entra in contrasto con la necessità di affrontare la crisi climatica attraverso decisioni orientate al futuro e capaci di considerare le conseguenze nel lungo periodo.
Il libro analizza quindi il rapporto tra i nostri meccanismi decisionali e le dinamiche economiche, cercando di comprendere perché sia così difficile modificare comportamenti e abitudini anche quando i rischi legati al cambiamento climatico sono conosciuti.
Dall’inerzia alle azioni concrete
L’obiettivo dell’analisi non è soltanto individuare gli ostacoli psicologici, ma anche ragionare sulle possibili strategie per trasformare l’inerzia in comportamenti concreti.
La riflessione proposta da Motterlini parte quindi dalle dinamiche della mente per arrivare alla necessità di costruire una risposta collettiva alla crisi climatica.
Il passaggio fondamentale riguarda la capacità di superare quei meccanismi che favoriscono le scelte immediate e rendono più difficile assumere comportamenti coerenti con una prospettiva di lungo periodo.
L’incontro offrirà quindi l’occasione per approfondire il rapporto tra psicologia, economia e cambiamento climatico, osservando il problema anche attraverso il modo in cui le persone prendono decisioni.
Chi è Matteo Motterlini
Matteo Motterlini è professore ordinario di Filosofia della scienza presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove dirige il Centro di Ricerca di Epistemologia Sperimentale e Applicata.
Nel corso della sua attività ha ricoperto anche l’incarico di consigliere per le scienze comportamentali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Ha inoltre svolto attività come visiting professor presso la Carnegie Mellon University e la UCLA.
È autore di diversi libri dedicati ai processi decisionali, alla psicologia e all’economia comportamentale, tra cui “La psicoeconomia di Charlie Brown”, “Trappole mentali” ed “Economia emotiva”.
Un approccio diverso alla crisi climatica
La presentazione di “Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai” propone dunque una chiave di lettura della crisi climatica centrata sulla mente e sui comportamenti umani.
Comprendere i meccanismi che alimentano inerzia, pregiudizi e ricerca della gratificazione immediata diventa, nella prospettiva del libro, un passaggio necessario per costruire risposte più efficaci.
L’appuntamento di lunedì 19 ottobre permetterà così di affrontare il cambiamento climatico da una prospettiva interdisciplinare, mettendo in relazione scienza, psicologia, economia e comportamento e interrogandosi sulle difficoltà che impediscono di trasformare la consapevolezza del problema in scelte concrete.
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