La qualità dell’aria in Lombardia mostra segnali di miglioramento, ma il percorso verso i nuovi limiti europei resta in salita. È quanto emerge dal dossier “Mal’Aria”, il rapporto annuale di Legambiente che fotografa lo stato dell’inquinamento atmosferico, evidenziando come anche Bergamo non sia ancora allineata ai target fissati dall’Unione europea per il 2030.
La nuova direttiva europea prevede soglie più stringenti rispetto agli attuali parametri normativi. Oltre al limite giornaliero per il Pm10 – fissato a 50 microgrammi per metro cubo da non superare per più di 35 giorni l’anno – entreranno in vigore valori medi annuali più bassi: 20 µg/m³ per il Pm10, 20 µg/m³ per il biossido di azoto (NO2) e 10 µg/m³ per il Pm2.5. Standard che richiederanno interventi strutturali per essere raggiunti entro la fine del decennio.
Nel 2025, a Bergamo, la media annuale del Pm10 si è attestata a 23 µg/m³, tre punti oltre il limite previsto dalla futura direttiva. Il Pm2.5 ha fatto registrare un valore medio di 16 µg/m³, superando di sei punti il target europeo. Anche il biossido di azoto si è mantenuto sopra la soglia, con 24 µg/m³, quattro in più rispetto al parametro fissato per il 2030. Numeri che non collocano Bergamo tra le peggiori realtà lombarde, ma che evidenziano un ritardo da colmare.
Secondo le stime contenute nel report, per rientrare nei limiti sarà necessario ridurre le concentrazioni del 13% per il Pm10, del 36% per il Pm2.5 e del 16% per l’NO2. Un impegno significativo, soprattutto per le polveri sottili più fini, che rappresentano uno degli inquinanti con maggiore impatto sanitario.
A livello regionale, solo alcune province risultano in linea con la traiettoria richiesta. Lecco e Varese sono già coerenti con i futuri obiettivi per il Pm10, mentre Mantova, Sondrio e Varese mostrano dati compatibili con i target sull’NO2. Il quadro complessivo della Pianura Padana resta comunque complesso, anche per via delle caratteristiche geografiche e climatiche che favoriscono il ristagno degli inquinanti.
Se si analizzano le fonti emissive, emergono differenze significative tra i vari settori. In Lombardia le emissioni vengono monitorate attraverso l’inventario regionale Inemar, sviluppato da Arpa per tracciare l’origine degli inquinanti. Nell’ultimo decennio, il traffico veicolare ha registrato una riduzione delle emissioni pari al 28%, grazie all’introduzione di normative europee più restrittive sugli standard dei motori.
Anche le emissioni di Pm2.5 sono diminuite, seppur in misura meno marcata, con un calo del 21%. Nel comparto industriale, le misure adottate hanno consentito una contrazione di circa il 18% dei composti organici volatili (Cov), legati in particolare ai solventi.
Diverso il discorso per l’ammoniaca (NH3), che non ha mostrato miglioramenti significativi. Le emissioni restano elevate, attorno alle 80 mila tonnellate annue, con il 96% attribuito al settore agricolo, in particolare agli allevamenti. Un dato che evidenzia come il comparto primario rappresenti ancora una delle principali criticità ambientali.
Il dossier Mal’Aria conferma dunque un trend di progressiva riduzione delle emissioni in alcuni ambiti, ma sottolinea come il passo attuale non sia ancora sufficiente per rispettare i nuovi standard europei. Per Bergamo, come per gran parte della Lombardia, la sfida dei prossimi anni sarà accelerare sulle politiche di contenimento, intervenendo in modo coordinato su mobilità, riscaldamento, industria e agricoltura.
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