Truffe agli anziani, finto perito della Procura: nuovi furti contestati

Un 42enne residente a Trescore Balneario, già arrestato a luglio, è accusato di altri due colpi tra Bergamasca e Trentino. Le indagini ricostruiscono una rete di complici attivi dal Napoletano

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Si sarebbe spacciato per un perito della Procura, mostrando un falso tesserino dei carabinieri, per entrare nelle abitazioni degli anziani e impossessarsi dei loro gioielli. È il sistema che, secondo gli investigatori, avrebbe utilizzato un uomo di 42 anni, originario del Cremonese e residente a Trescore Balneario, già arrestato lo scorso 10 luglio.

L’attività investigativa ha consentito di ricostruire altri due episodi precedenti, avvenuti il 2 luglio a Trescore Balneario e il 7 luglio a Rovereto. Per questi fatti il 42enne dovrà rispondere di ulteriori accuse.

Le indagini dei carabinieri della Sezione operativa di Bergamo, coordinate dal pubblico ministero Emanuele Marchisio, hanno inoltre fatto emergere i contatti con alcuni presunti complici nel Napoletano, incaricati di individuare le potenziali vittime e preparare il terreno per i furti.

Il falso perito e il tesserino dei carabinieri

Secondo la ricostruzione investigativa, il 42enne avrebbe utilizzato un’identità inventata per conquistare la fiducia delle persone prese di mira.

Si presentava con il nome di Roberto De Gregorio, dichiarando di essere un perito della Procura o un procuratore impegnato in accertamenti giudiziari.

Per rendere credibile il racconto avrebbe mostrato anche un falso tesserino dei carabinieri.

Il suo arrivo nelle abitazioni non era casuale: le vittime venivano contattate preventivamente da un complice, che introduceva una vicenda apparentemente urgente.

Agli anziani veniva raccontato che era stata commessa una rapina utilizzando un’automobile con una targa clonata identica a quella del loro veicolo.

Da questa presunta coincidenza nasceva la richiesta di verificare il denaro e gli oggetti preziosi custoditi in casa.

Il sedicente perito avrebbe quindi raggiunto l’abitazione, sostenendo di dover controllare che quei beni non fossero collegati al reato.

Una volta ottenuti i gioielli, si sarebbe allontanato portandoli via.

Nessuna delle verifiche prospettate alle vittime corrispondeva, secondo gli inquirenti, a una reale attività delle autorità.

L’arresto del 10 luglio dopo il furto di una catenina

L’episodio che ha portato il 42enne in carcere risale al 10 luglio, quando una donna anziana è stata derubata di una catenina d’oro.

Anche in quella circostanza sarebbe stato utilizzato il sistema del falso incaricato della Procura.

Dopo il furto, l’uomo si era spostato verso Bergamo.

I carabinieri lo hanno arrestato nella zona della stazione ferroviaria cittadina, interrompendo l’attività che gli investigatori ritengono collegata a una serie di colpi ai danni di persone anziane.

Il 42enne è finito in carcere con l’accusa di furto aggravato.

L’arresto ha rappresentato anche il punto di partenza per ulteriori approfondimenti investigativi.

Gli accertamenti successivi hanno infatti permesso di ricostruire gli spostamenti precedenti e i rapporti con le persone che avrebbero contribuito all’organizzazione dei furti.

Due episodi precedenti tra Trescore e Rovereto

Un elemento determinante per ampliare l’inchiesta è stato l’esame del telefono dell’indagato.

L’analisi dei contatti e delle comunicazioni ha portato gli investigatori a individuare altri due presunti furti, commessi nei giorni precedenti all’arresto.

Il primo episodio risale al 2 luglio e sarebbe avvenuto a Trescore Balneario.

Il secondo è stato collocato al 7 luglio, a Rovereto, in Trentino.

Gli investigatori ritengono che anche questi fatti siano riconducibili all’attività del 42enne.

Nel caso di Trescore, il metodo utilizzato sarebbe stato analogo a quello del 10 luglio: una telefonata preliminare, il racconto della rapina con la targa clonata e l’arrivo del falso perito incaricato di controllare i preziosi.

Le nuove contestazioni si aggiungono al procedimento relativo al furto per il quale l’uomo era già stato arrestato.

Le responsabilità per gli ulteriori episodi dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.

Il ruolo del centralinista nel Napoletano

Dall’inchiesta emerge anche l’esistenza di un sistema organizzato di contatti tra il presunto autore materiale dei furti e altri soggetti.

Una figura centrale sarebbe stata quella del «centralinista», un complice che operava dal Napoletano e che avrebbe avuto il compito di individuare le persone da colpire.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo forniva indicazioni sugli indirizzi e sulle condizioni delle potenziali vittime.

Tra le informazioni trasmesse figurava anche la possibilità che gli anziani si trovassero soli in casa.

Il centralinista avrebbe inoltre effettuato le telefonate necessarie a preparare l’arrivo del falso perito.

La collaborazione tra chi contattava le vittime e chi si presentava nelle abitazioni costituiva il meccanismo fondamentale dei furti contestati.

Dopo i colpi, il 42enne avrebbe concordato incontri nel Napoletano per consegnare gli oggetti sottratti.

Nelle comunicazioni sarebbe comparsa anche una figura indicata con il soprannome di «zio», descritta come un soggetto di riferimento all’interno del gruppo.

I tentativi falliti e l’anziano appena operato

Gli accertamenti hanno portato alla luce anche diversi tentativi che non si sarebbero conclusi con la sottrazione di denaro o gioielli.

In alcune circostanze, l’intervento di familiari o vicini di casa avrebbe impedito il furto.

In altri casi, le persone individuate non disponevano dei preziosi che i presunti responsabili cercavano.

Tra le potenziali vittime sarebbe figurato anche un anziano che aveva appena subito un intervento chirurgico.

Le informazioni raccolte mostrano come la scelta delle persone da contattare fosse legata soprattutto alla possibilità di ottenere un bottino.

La presenza di qualcuno accanto alla vittima poteva invece ostacolare il piano.

Il coinvolgimento di parenti e vicini si è rivelato decisivo in alcuni degli episodi ricostruiti, impedendo che i tentativi arrivassero a compimento.

Le conversazioni del 9 luglio e il ritorno al Nord

Particolari significativi emergono dalle comunicazioni relative al 9 luglio, il giorno precedente all’arresto.

Secondo gli investigatori, il 42enne avrebbe dovuto agire in Toscana, ma la giornata non aveva prodotto il risultato sperato.

L’uomo avrebbe quindi sollecitato ripetutamente il centralinista, manifestando la volontà di continuare a compiere furti.

Nelle conversazioni avrebbe persino prospettato di agire autonomamente, prendendo di mira una banca o il tassista, senza condividere l’eventuale bottino.

Questi messaggi, secondo la ricostruzione investigativa, mostrerebbero un ruolo attivo del 42enne, non limitato all’esecuzione delle indicazioni ricevute.

Dopo il mancato risultato in Toscana, il centralinista gli avrebbe suggerito di tornare nel Nord Italia, ritenendo quel contesto più favorevole.

La scelta sarebbe quindi ricaduta sulla zona di Bergamo.

Il giorno successivo, il 10 luglio, l’uomo è stato arrestato dopo il furto ai danni dell’anziana.

Gli investigatori ricostruiscono la gestione del bottino

Un altro aspetto esaminato dai carabinieri riguarda la destinazione degli oggetti preziosi sottratti.

Secondo quanto emerso dalle comunicazioni, il 42enne avrebbe dovuto consegnare il bottino ai complici nel Napoletano, dopo aver concordato gli incontri.

Non sempre, però, avrebbe rispettato questa modalità.

Gli investigatori ipotizzano infatti che in alcune occasioni l’uomo abbia trattenuto per sé parte dei preziosi, evitando di dividerli con gli altri soggetti coinvolti.

Questo elemento contribuirebbe a delineare una posizione autonoma del presunto autore materiale dei furti all’interno della rete.

La ricostruzione dei rapporti tra i diversi soggetti resta uno degli aspetti dell’inchiesta.

Le comunicazioni telefoniche sono state fondamentali per collegare gli episodi e individuare i possibili ruoli dei complici.

Come riconoscere il raggiro della targa clonata

La modalità descritta nell’indagine richiama una tipologia di raggiro nella quale i truffatori utilizzano il nome delle autorità per convincere le persone a consegnare denaro o oggetti di valore.

Il racconto di una rapina e di una targa clonata serve a creare preoccupazione e a giustificare una presunta verifica urgente.

Le forze dell’ordine non chiedono di consegnare gioielli o contanti a sconosciuti per controllarne il collegamento con un reato.

Di fronte a telefonate di questo genere è opportuno interrompere il contatto e verificare direttamente la situazione attraverso i canali ufficiali.

È importante non utilizzare numeri telefonici forniti dalla persona che ha chiamato e non consentire l’accesso all’abitazione a soggetti di cui non sia stata accertata l’identità.

In caso di sospetto, è possibile contattare il 112.

Anche il confronto con familiari e persone di fiducia può aiutare a riconoscere un tentativo di raggiro.

L’inchiesta prosegue dopo le nuove accuse

L’arresto del 10 luglio ha consentito ai carabinieri di approfondire un’attività che, secondo gli accertamenti, non si sarebbe limitata a un solo episodio.

Il 42enne è ora chiamato a rispondere anche dei presunti furti del 2 luglio a Trescore Balneario e del 7 luglio a Rovereto.

La ricostruzione investigativa ha evidenziato un metodo ricorrente, fondato sull’utilizzo di una falsa identità, di un tesserino contraffatto e di telefonate preparatorie.

Gli anziani venivano raggiunti dopo essere stati convinti dell’esistenza di un’indagine giudiziaria che richiedeva il controllo dei loro beni.

Le analisi del telefono hanno inoltre fatto emergere il ruolo dei presunti complici e le modalità di gestione degli oggetti sottratti.

Le accuse dovranno essere vagliate dall’autorità giudiziaria, nel rispetto della presunzione di innocenza.

L’indagine mette intanto in evidenza l’importanza di verificare sempre l’identità di chi si presenta come rappresentante delle istituzioni, soprattutto quando vengono richiesti denaro o preziosi.

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