Bergamo si afferma come una delle città italiane più vivibili, conquistando la quinta posizione nella classifica de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita. Quest’anno, la città, insieme a Brescia come capitale della cultura, ha realizzato un notevole balzo in avanti rispetto all’ottavo posto raggiunto nel 1990, dimostrando un’evoluzione positiva e costante nel tempo.
Nella 34ª edizione dell’indagine, pubblicata oggi, lunedì 4 dicembre, Udine si distingue come la città in cui si vive meglio in Italia. La provincia friulana è seguita da Bologna e Trento, rispettivamente al secondo e terzo posto. Tra le prime dieci posizioni si segnalano anche Milano, stabile rispetto allo scorso anno e leader nella categoria “Affari e lavoro”, e Firenze, che dopo aver occupato il podio nel 2022, si colloca quest’anno al sesto posto.
Bergamo emerge in particolare nella classifica tematica di “Ambiente e servizi”, dove raggiunge il primato. Altre città che hanno fatto il loro ingresso nella top ten sono Modena, al settimo posto, e Monza e Brianza, che guadagna ben 14 posizioni rispetto all’anno precedente e primeggia nella categoria “Ricchezza e consumi”. Verona chiude la top 10, confermandosi in una posizione già raggiunta nei due anni precedenti.
L’indagine evidenzia anche la difficoltà di alcune grandi città italiane nel rispondere alle pressioni generate da emergenze e shock economici recenti. Roma, ad esempio, scende al 35° posto, perdendo quattro posizioni, mentre Venezia e Genova registrano rispettivamente una perdita di 12 e 20 posizioni.
Nella parte bassa della classifica, si nota una concentrazione di città del Mezzogiorno, con l’eccezione di Cagliari al 23° posto. Foggia occupa l’ultima posizione, seguita da Caltanissetta e Napoli. Quest’ultima, nonostante un incremento turistico, è penalizzata da fattori come la densità abitativa e la criminalità predatoria.
Questa edizione dell’indagine mette in luce un Paese sempre più diviso, sia in termini di Pil pro capite che di livelli di istruzione. La pandemia, le emergenze climatiche, le tensioni internazionali, lo shock energetico e l’inflazione hanno accentuato le disparità tra le aree più e meno vivibili.
I 90 indicatori statistici utilizzati per l’indagine, aggiornati fino al 2023, includono novità come l’indice dei progetti finanziati dal Pnrr, l’indice della solitudine, e il gender pay gap, riflettendo i cambiamenti sociali in atto e il bisogno di un approccio più olistico nella valutazione della qualità della vita.
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