Si è tenuta l’udienza del processo per omicidio stradale aggravato dalla fuga e dall’omissione di soccorso a carico di M.R., un cittadino marocchino di 43 anni residente a Treviglio al momento dei fatti. La vicenda risale al 16 settembre 2018, quando un anziano, Francesco Zibetti, fu investito sulle strisce pedonali, subendo gravi ferite che successivamente portarono al suo decesso.
Omicidio stradale a Treviglio: la richiesta dell’accusa
Le indagini, condotte dal commissariato di Treviglio, portarono alla luce la dinamica del tragico evento. Un vicino di casa della vittima, presente al momento dell’investimento insieme alla moglie, fornì una testimonianza chiave. L’uomo dichiarò di aver visto un’auto grigia metallizzato investire l’anziano sulla strisce pedonali a velocità sostenuta, per poi fuggire senza prestare soccorso. Dai rilievi del sinistro, emerse che l’auto coinvolta era stata successivamente rinvenuta bruciata in un campo di Mozzanica. Nonostante la carrozzeria carbonizzata, la polizia giudiziaria risalì al numero di telaio e, di conseguenza, alla targa del veicolo, intestata a M.R. Nonostante l’uomo avesse acquistato un’altra vettura due giorni dopo l’incidente, le prove raccolte indicavano che era lui alla guida al momento dell’investimento.
Una seconda testimonianza si presentò spontaneamente, dichiarando di aver visto M.R. alla guida dell’auto insieme ai suoi due fratelli. Questo testimone, minacciato dal conducente dopo l’incidente, riportò che i fratelli parlavano di una fuga in Marocco e facevano riferimento a un’auto incendiata. Le minacce subite dal testimone dimostrarono la volontà di intimidire chiunque avesse parlato. L’analisi del traffico telefonico confermò ulteriormente la presenza di M.R. nei luoghi chiave legati all’investimento e al ritrovamento dell’auto bruciata. Dopo qualche giorno, il cellulare di M.R. fu localizzato in Marocco, confermando la sua latitanza. Il pubblico ministero, Maria Esposito, ha richiesto una condanna a 6 anni di reclusione per M.R., basandosi sui solidi elementi raccolti durante le indagini. D’altro canto, il difensore, l’avvocato Michele Comotti, ha sostenuto l’assoluzione, sottolineando l’assenza di certezza sulla presenza di M.R. alla guida. Il verdetto finale verrà emesso il prossimo 14 febbraio dopo eventuali repliche. La sentenza sarà cruciale per far luce su questo tragico episodio di omicidio stradale e fuga.
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