Oggi, lunedì 13 maggio si è svolta a porte chiuse in tribunale a Bergamo, davanti alla Corte d’Assise, un’udienza di fondamentale importanza nel caso Yara Gambirasio. È stato il momento in cui i legali di Massimo Bossetti, condannato definitivamente all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne, hanno avuto l’opportunità di visionare i reperti dell’inchiesta per la prima volta.
Omicidio Yara Gambirasio: gli ultimi sviluppi
La richiesta della difesa di Bossetti di poter sottoporre ad accertamenti i reperti dell’indagine è stata giudicata inammissibile dalla Cassazione. Tuttavia, i suoi avvocati, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, hanno ottenuto il permesso di visionare i reperti durante l’udienza. Tra questi reperti figurano i leggings e gli slip della giovane ginnasta di Brembate Sopra, sui quali è stato isolato il DNA inizialmente identificato come “Ignoto 1” e successivamente ricondotto a Bossetti. Questi reperti, insieme ai campioni del DNA, noti come la “prova regina”, sono stati al centro della battaglia processuale.
Il rapimento e l’omicidio di Yara Gambirasio avvenuti nel 2010 hanno scosso profondamente la comunità locale. La ragazza fu rapita vicino a casa mentre usciva dalla palestra e il suo corpo fu ritrovato diversi chilometri di distanza alcuni mesi dopo. Massimo Bossetti fu arrestato nel 2014 e condannato all’ergastolo nel 2018. All’udienza erano presenti anche la pm Letizia Ruggeri, il procuratore aggiunto facente funzione Maria Cristina Rota e i legali di parte civile della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta. La visione dei reperti rappresenta un momento cruciale nel processo, poiché potrebbe portare a nuovi sviluppi nell’indagine e influenzare il prosieguo del caso.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.