La vendita di ulteriori quote azionarie di Poste Italiane continua a sollevare preoccupazioni tra i lavoratori del settore. La Slc-Cgil, sindacato che rappresenta i dipendenti di Poste, ha espresso ripetute preoccupazioni sulla possibile perdita della missione universalistica dell’azienda, fondamentale per l’accessibilità dei servizi in tutta Italia, soprattutto nelle aree più isolate. La prospettiva di un’ulteriore privatizzazione ha spinto il sindacato a organizzare un presidio di protesta previsto per sabato 18 maggio, davanti alla Prefettura di Milano, con la partecipazione di una delegazione di lavoratori provenienti da Bergamo.
Il timore dei sindacati: riduzione del personale e degradazione del servizio
Marisa Adobati, della Slc-Cgil provinciale e ex dipendente di Poste, ha evidenziato il timore di un taglio del personale nonostante la già esistente carenza di organico, che si traduce nell’uso eccessivo del lavoro straordinario e nei distacchi frequenti tra gli uffici. Calogero Aronica, con trent’anni di esperienza alle Poste e ora impiegato nell’ufficio di via Corridoni a Milano, ha sottolineato come la sportelleria gestisca una vasta gamma di servizi in costante evoluzione, dall’emissione di buoni postali all’apertura di carte prepagate, fino alla gestione di contratti energetici e assicurativi.
Aronica ha anche evidenziato le sfide quotidiane dovute alla mancanza di personale e all’obsolescenza degli apparati tecnologici, che causano frequenti interruzioni del servizio e malcontento tra i clienti. La privatizzazione potrebbe portare a una separazione tra le attività di sportelleria, che potrebbero essere trasformate in una banca, e le attività di recapito, con incertezze riguardo il futuro dei lavoratori e delle modalità di lavoro.
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